L’Editore, che è anche un amico, ma questo non è sempre
un vantaggio, quando mi ha proposto di ripubblicare, dopo tanti anni, Wanted! riveduto, corretto
e aggiornato, giuro che me lo ero dimenticato e chi mi conosce sa che può essere vero:
insomma, mi crede. Così ho dovuto rileggerlo diciamo per la “prima” volta
e mi è piaciuto moltissimo. E non perché l’avevo scritto io, chi l’ha
scritto è morto politicamente da un pezzo, ma perché è proprio un bel libro, una bella
storia di uno dei non pochi generi della Fotografia, che sono stati rimossi dalla cultura fotografica ufficiale
come dalle storie generali del mezzo. Ma rimossi è in fondo una parola sbagliata perché
questa cultura generale non esiste e la ragione è semplice: fotografare diventò subito molto
facile, troppo facile, per cui accadde che tutti ci riuscirono fin dalle prime volte e pensarono che siccome le
immagini erano venute subito, scrivere di Fotografia fosse egualmente facile, e se nel testo si introducevano
parole difficili, come accade ai più colti che firmano, diventa importante e profondo: addirittura
epistemologico.(...)
(...) Malgrado questo nelle scuole la Fotografia non si insegna, eppure copre metà della carta
stampata tipograficamente. Tanti definiscono la Fotografia “definitivamente”, invece la
Fotografia non è “finita” perché non è una invenzione come la Ruota,
ma il principio di una serie di cambiamenti epocali. Poi mancano addirittura i termini per ragionarne
perché le parole sono più lente e vengono dopo l’uso del mezzo, e a ogni progresso
i testi che hanno preteso di stabilire l’assoluto diventano addirittura ridicoli. Ma torniamo al fatto che
della prima edizione di “Wanted!” mi ero dimenticato, e rileggendolo ho deciso che da
ritoccare non c’era niente; solo aggiornarlo e aggiungere quello che era stato tagliato
per mancanza di spazio. (...)
(...)Il fotoritratto che è il tema di “Wanted!”, unisce il sembiante di una persona al suo nome e attraverso
il nome ai fatti della sua vita. Gli usi del fotoritratto più importanti, sono quelli della polizia, quelli giudiziari,
quelli della medicina psichiatrica e dell’Arte specialmente cimiteriale. Ma anche la Fotografia di una cosa
qualunque diventa giudiziaria se per una ragione qualsiasi passa per le mani di un poliziotto e di un giudice:
questo significa che giudiziarie possono diventarlo tutte le fotografie. (...) Il concetto più generale di “Wanted!”,
si è esteso recentemente ben oltre i significati della prima edizione di questo libro ed è entrato furiosamente
in politica. Come si vede da alcune nuove illustrazioni che vanno dal fotoritratto di un terrorista a quello
del presidente degli Stati Uniti. (...)
(...)Oggi si prendono in un minuto più fotografie digitali segnaletiche di quante non ne sono state
prese dalla polizia in un secolo. Una automobile corre per l’autostrada superando la velocità consentita,
un apparecchio della polizia stradale la riprende con la targa: nell’immagine digitale è stampata la data,
l’ora e la velocità del veicolo: una “Wanted!” perfetta, una segnaletica presto arricchita dal nome del
proprietario del veicolo al quale si fa recapitare la pena prevista per la colpa commessa. (...) Ma qualcosa
di ancor più stupefacente è che ciascun cittadino degli stati civili si porta in tasca, nella carta di identità,
nella patente e in altri documenti di identificazione il proprio "Wanted!" personale. Non basta: milioni di
fotocamere ci riprendono ogni volta che entriamo in una banca, in un ufficio pubblico e in cento altri posti:
e anche questi, nell’insieme, sono miliardi di miliardi di "Wanted!" disponibili per l’identificazione.
Nella riedizione dell’opera si racconta la storia taciuta di "Wanted!": una storia incredibile se non fosse
documentata e illustrata con centinaia di figure. Molte delle quali sono trasfigurate in opere dell’Arte Moderna
che si nutre da un secolo con immagini delle "scene del delitto" che è un altro genere di fotografie "Wanted!":
opere oggi archiviate dagli specialisti come après Wanted.
Ando Gilardi