Gilardi Digitale
> Storia sociale della fotografia
Storia sociale della fotografia 480 p., ill.; 24 cm. Euro 39,20 (49,06 -20%) spedizione in Italia Euro 1,50
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Estratto dalla premessa dell'autore
alla seconda edizione:
Ho scritto questa Storia Sociale della Fotografia nell'estate
del 1976, pressato dall'Editore della prima edizione, appena in tempo
per essere pubblicata come libro strenna per il Natale. Questo significò
che non ebbi il tempo per modificarne due o tre volte la forma della
scrittura, com'era mia nevrotica abitudine. Com'era perché oggi so
con assoluta certezza che quando viene riveduta e corretta la forma
peggiora. Tuttavia, allora, la forzata rinuncia alla revisione me
la rese diciamo antipatica, per cui non ho più riletto quel testo
se non adesso, venticinque anni dopo, nell'estate del 2000, per questa
edizione con il nuovo Editore. Al quale sono grato della resurrezione
ma, devo dirlo e glielo dissi, gli sarei stato grato ancor di più
se avesse avuto il coraggio di ripubblicare un altro mio libro, il
triplo di questo, che ebbe per titolo Storia Infame della Fotografia
Pornografica, che scrissi per consolarmi della frettolosità della
Storia Sociale e intorno alla quale ho avuto il modo di lavorare
e limare per ben più di un anno. E dal nuovo Editore ho avuto la vaga
promessa che se andrà bene la Storia Sociale avrebbe preso
in esame la possibilità di ripubblicare l'"Infame", sia pure superando
un certo imbarazzo. Lui ha usato questa parola ma io ho avuto il sospetto
che stesse per dire superando il disgusto. Per cui, e non per avidità
di denaro, mi raccomando al lettore perché la "Sociale" abbia tanto
successo da consentire il ritorno all'"Infame": cosa che a me sembra
proprio legittima dato che la distanza fra i termini si è adesso di
molto accorciata. (...prosegue...)
(...) La scoperta della Fotografia potrebbe e dovrebbe avere per la
coscienza dell'uomo le stesse conseguenze morali di quella astronomica
di Copernico: meglio ancora , mi sono convinto che la Fotografia potrebbe
essere il catalizzatore che l'attiva spiritualmente. L'astronomo polacco
affermò, quattro secoli e mezzo fa, che la Terra, e con essa l'Uomo,
non si trovano al centro dell'Universo ma in un angolo insignificante,
rendendo con ciò superate, per non dire un po' comiche, molte Religioni
e Filosofie e in un certo senso la Cultura globale. Ora ho letto che
la Terra è adesso abitata da sei miliardi di uomini dei quali almeno
due miliardi restano fermamente persuasi che il Sole, le Stelle e
i Pianeti girino loro intorno. (...) Come appare evidente, il compito
storico e insieme sociale e politico dell'Arte, e molte volte umiliante
specialmente della Pittura, è stato per secoli quello di far credere
all'Uomo di essere stato messo sul serio al centro dell'Universo:
davvero non c'è nulla di più tolemaico della Pittura. E non c'è nulla
di più copernicano della Fotografia.
(...) Certe cattive notizie sull'Uomo, e la Fotografia ne ha date
a miliardi, è meglio scoprirle, peggio ancora "toccarle con gli occhi",
il più tardi possibile. Tuttavia alla fine bisogna pur farsi coraggio
e rassegnarsi finalmente all'idea che il Sole non gira attorno alla
Terra.
Ando Gilardi
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