Quella che segue è l’ultima versione di una parabola
che predico da tempo ma ogni volta con ritocchi importanti. Dunque: cinque secoli fa
Niccolò Copernico, come scrisse Anatole France, prese a calci l’ uomo che era
convinto di essere al centro dell’universo, e lo scagliò in un posto lontano,
rendendo fra l’altro piuttosto ridicoli alcuni libri fondamentali fra cui il Talmud
e la Metafisica di Aristotele. Per fare l’esempio limite, chi prima era anche solo
un pezzente però geocentrico, divenne un poveraccio eliocentrico e c’è
una bella differenza. Nei secoli, lungo il Rinascimento, per non parlare dell’Illuminismo
la caduta dell’uomo è peggiorata: questo angolino remoto dell’Universo
è diventato sempre più remoto e per quelli devoti come chi scrive è
diventato sempre piè difficile credersi figli di Dio.
Fin quando un giorno è stata scoperta la fotografia ed è cominciata la risalita. (...)
Con il passare degli anni la prima resurrezione calotipica dell’uomo
dalla secolare condizione umiliante di poveraccio eliocentrico è continuata. Per oltre un secolo siamo rimasti
al livello analogico dell’istantanea. Che è poca cosa, siamo sinceri, ma meglio di niente. Poi quasi
di colpo, piove sull’uomo l’immagine Digitale, al cui confronto la Pentecoste, per meglio dire
lo Shavuoth, è quasi un giochino. Dal Digitale poi nasce anche Internet con un archivio di un miliardo
di immagini, poi ecco da Internet arriva anche Google, poi ancora dal cielo discende sopra i fotografi, raccolti
in Cenacolo, il superlativo Photoshop! Ed ecco allora che l’ Uomo Fotografo, dopo il grigiore di cinque
secoli, ritorna a vivere nel centro del tutto!
Ora concludo annunciando al lettore che questo libretto, praticamente tascabile, contiene il dialogo fra un vecchio
fotografo e una giovane collega fotografa. Della sua vita, lunghissima assai, di creatore di migliaia di immagini, il vecchio
racconta all’amica collega il bene e il male, le luci e le ombre: così fino al giorno del salto epocale dall’
analogico al digitale. Ora è in questo che crediamo si trovi l’ utilità del facile dialogo: nel
fatto che rende possibile un confronto fra il lavoro di prima e quello di dopo, fra le gloriose (ma morte!)
analogiche e le nascenti digitali.
Con questa speranza salutiamo il lettore ricordandogli infine un’ultima cosa: la Fotografia Digitale è appena al
principio, è ancora in fasce, ancora piagnucola. Però il vecchio andrà via contento, crede
di averne viste abbastanza per essere certo che la digitale riporterà il giovane, con tutti i fotografi, laddove
l’uomo cinque secoli fa venne scacciato: al centro dell’Universo!
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Ando Gilardi