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Vendemmie dionisiache

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La vite rappresenta, per i popoli del Mediterraneo il frutto per eccellenza.
Bene facilmente trasportabile in anfore e di semplice conservazione, il vino fu commerciato fin dalla notte dei tempi; attorno alla coltivazione della preziosissima vite fiorirono intere culture e si diffusero rituali e tradizioni che giungono fino a noi.
Già seimila anni fa i Sumeri simboleggiavano con una foglia di vite, la stessa esistenza umana.
Anche gli Ebrei dell’Antico Testamento, che attribuivano a Noè la piantagione della prima vigna, consideravano la vite “ uno dei beni più preziosi dell’uomo” . Si racconta che Mosè, prima di entrare con tutto il popolo nella terra promessa, avesse mandato un gruppo di uomini ad esplorarla. Dopo quaranta giorni gli esploratori fecero ritorno e dissero: «Abbiamo trovato una terra ricca e fertile!” e mostrarono al popolo un grappolo d’uva tanto grosso, che dovevano portarlo in due sospeso ad una stanga.

La parola vino, così come l’origine della sua produzione è quindi antichissima, ma la sua etimologia è molto discussa.
Gli egizi vennero a conoscenza della produzione della vite e del vino in epoca imprecisata attraverso i commercianti fenici provenienti dalla Colchide, la mitica terra del Vello d’Oro, una regione tra il Mar Caspio ed il Mar Nero. Fu proprio lì che nacque molto verosimilmente il vino, chiamato ancor oggi nella zona gwino.
La prima produzione vitivinicola della Grecia antica sembra si sia diffusa nell’isola di Lesbo proprio attraverso gli  scambi commerciali con l’Egitto, dove già prosperava da tempo.
Dalla zona del Delta del Nilo proveniva una specie particolare di vino resinato indicato col termine wnš / wnšt (parola usata dagli egizi anche per il semplice grappolo d’uva) che passò a Lesbo trasformandosi  in Fοἶνος (voinos) e poi nell’Antica Roma con il nome di vinum.

Una risorsa così preziosa non poteva che avere una valenza sacra particolare, tanto per la ricchezza e l’abbondanza che ne poteva derivare, quanto per gli effetti  “liberatori” della bevanda da essa ricavata.
Nell’Antico Egitto si tramandava come il “verde” Osiride insegnò agli uomini l’arte di legare la vite e di far fermentare il succo di uva.
Nella mitologia greca il dio del vino è Dioniso, mentre in quella romana è chiamato Bacco e sostanzialmente rappresentano la stessa divinità.  Nella figura di Dioniso/Bacco è racchiusa una molteplicità di aspetti : la festa, il divertimento, la gioia, il contatto con il divino e ciò deriva dall’ebbrezza che si prova nel bere il vino.

La versione più celebre della nascita di Dioniso narra che Zeus, sottoforma di serpente, sedusse Persefone che partorì un neonato con le corna, Dioniso. Appena nato, il dio si arrampicò sul trono del padre e si mise ad imitarlo brandendo i fulmini nelle manine.
Dioniso veniva indicato come il “multi-fruttifero”, “colui del frutto verde”, e “colui che fa crescere i frutti”, come ricorda J. G. Frazer ne “Il ramo d’oro”. Connesso strettamente alla terra e alla parte più istintuale dell’uomo, veniva  venerato dai contadini come protettore degli alberi da frutto, tanto che era tradizione collocare nei frutteti un’immagine del dio sottoforma di tronco d’albero, perché si diceva che fosse stato Dioniso a scoprire le piante da frutto come la vite, il melo e il fico, e che, dal suo sangue, fossero nati i melograni.

Ma il legame tra Dioniso e la vite è particolarmente significativo. Nell’antichità gli erano dedicate delle feste particolari, notturne, durante le quali alcune donne, dette Menadi o Baccanti, in rumorosa processione, agitando fiaccole e tirsi (cioè bastoni attorcigliati d’edera e di pampini, con una pigna infilata in cima), correvano nei boschi, fra una musica assordante di tamburi e di flauti; e, nell’estasi mistica, si abbandonavano a danze vorticose e a movimenti scomposti, sbranavano gli animali del bosco e invocavano gridando Dioniso.
Nel culto dei misteri appena descritto, così come nelle feste della vendemmia e della primavera cui era preposto, il simbolo di Dioniso più noto e diffuso era il membro virile (ϕαλλός), rappresentazione della forza generativa della natura, impersonata dal dio che, in queste vesti, diviene anche compagno (o padre, insieme alla dea Venere) di Priapo.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 09-09-2013