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Stelle letterarie – Leone

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I Leoni messi davanti ad una biblioteca possono avere due reazioni opposte e ugualmente drastiche: voltare annoiati le spalle ai libri perché la letteratura è l’ultimo dei loro interessi, oppure immergersi totalmente in quel mondo poiché per un Leone alla vera passione non si resiste.
Il primo genere letterario che assocerei a questo segno fiero e vitale, dominato dall’astro solare e da Y-Eolo, pianeta dell’inizio del Tempo, è la “Chanson de geste”, il poema cavalleresco.
Nel racconto delle gesta di cavalierisenza macchia e senza paura” è chiara l’associazione che l’astrologia fa tra il Sole, fonte di vita per tutti gli esseri umani e la figura dell’eroe che splende nella sua armatura lucente, ricacciando il Male nel profondo della Terra. La “chanson de geste” racconta in modo romanzato ed epico storie che si pretendono storicamente accadute e i racconti vengono recitati e cantati (come vuole la teatralità del segno) in un contesto indubbiamente leonino: davanti ad una corte all’interno di una reggia.
Se reggia e cavaliere ispirano un autore “fuori tempo”, il Leone può sempre ricorrere al romanzo storico (rigorosamente epico) come fece Sir Walter Scott con “Ivanhoe” che colloca il suo eroe puro, all’epoca delle crociate e di Riccardo Cuor di Leone .
Oltre al Sole, altri pianeti del Segno contribuiscono alla qualità cavalleresca dei personaggi leonini, di qualunque storia si tratti. La presenza “in trasparenza” del pianeta X-Proserpina, associato alla Natura, alla Luce, alla benevolenza, non ammette ombre nei protagonisti preferiti dal Leone e l’eroe positivo per antonomasia percorre la storia guidato da una autentica generosità e abnegazione di fronte a donzelle (o amici) in pericolo e bambini abbandonati, perché dietro le spalle di questo Leone fa capolino la Luna, suggeritrice di amore per gli indifesi.
Per quanto riguarda la mancanza di paura dei personaggi preferiti dai Leoni, il temperamento di questo segno non tollera un sentimento tanto plebeo, indegno di un vero sovrano e ostacolo all’autentica impresa da “super uomo” così l’autore (o il lettore) Leone, crea (o predilige) personaggi il cui coraggio viene messo costantemente alla prova. Senza andare troppo lontano basti pensare alla saga potteriana della leonessa Joanne K. Rowling, che ha l’accortezza di condividere col suo protagonista la data nascita: il 31 luglio.
Indubbiamente gli autori Leone non riescono a prescindere molto da se stessi nella stesura delle proprie creazioni letterarie. Che siano egocentrici è indubbio.
Il primo romanzo della leonessa Sibilla Aleramo si intitola “Una donna” ed è un racconto autobiografico dalla sua infanzia fino alla sofferta decisione di lasciare marito e figlio, per una vita libera e priva di ipocrisia. Anche un’altra leonessa, Isabel Allende, scrive da sempre prendendo spunto dalla propria vita e dalle vicende dei suoi familiari (“La casa degli Spiriti” è la storia romanzata della sua famiglia, e “Paula” è il racconto della malattia e della perdita della figlia)
E che dire di Herman Melville, che si arruola come mozzo per conoscere la vita di mare e compone 3 romanzi autobiografici su questa esperienza, per poi riassumere 18 mesi di emozioni vissute su una baleniera, nel celebre romanzo “Moby Dick”, con il grande capodoglio che incarna il Male da annientare?
Il linguaggio letterario leonino è sempre ricco, epico, eccessivo, lirico.
Il prolifico Alexandre Dumas per la stesura dei suoi “feuilletons” che narravano di moschettieri leali e spacconi, di gioielli rubati, di sovrani e intrighi di corte, si faceva aiutare da uno stuolo di amici. Anche un altro Leone, Guy de Maupassant fu uno scrittore molto fecondo: la creatività non manca a questo segno e l’eccesso è una delle sue caratteristiche principali. Anche nei romanzi di Maupassant troviamo i “leit-motiv” leonini: il disprezzo verso le peggiori manifestazioni dell’animo umano, il disgusto nei confronti dell’ipocrisia, dell’opportunismo, una sensibilità costante verso coloro che non si possono difendere dall’ottusa crudeltà di quella piccola borghesia che il monarchico Leone descrive meschina ed egoista.
Infine non possiamo dimenticare il nostro Giosuè Carducci, che mostra le tracce dell’appartenenza a questo Segno anche nella figura fiera e nella chioma leonina. Sanguigno, ribelle, amante della natura fin da bambino, quando un editore gli chiese di pubblicare le sue prime poesie, si offese a morte (« Raccogliere ed esporre io le mie poesie in un libretto a prezzo come in un bordello …”) affermando che il pubblico non aveva la necessaria levatura per capirle.
Più Leone di così …
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Autore: stefania lucarelli Postato il : 03-08-2017