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Stelle letterarie – Cancro

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Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi
Quante volte ci siamo imbattuti in questa citazione dal Piccolo Principe? Così tante da restarne annoiati, da non capirne più il senso semplice e profondo. Eppure in questa breve frase forse possiamo trovare tutta l’essenza del Cancro. Questo segno estivo, collegato tradizionalmente al mondo notturno, materno, alle acque dolci, all’infanzia, alla memoria, alla fecondità, vede col cuore e scrive col cuore, sapendo che nulla di ciò che è tangibile è così importante come un’emozione.
Quando un Cancro scrive è perché una valanga di sentimenti è giunta in superficie. Spesso si tratta di emozioni dolorose, malinconiche, struggenti che il cancerino ha covato per un certo tempo, che ha custodito gelosamente dentro di se’ perché troppo intense per poterne parlare, troppo inadatte per questo mondo. Ma quando il cuore dello schivo Granchio trabocca, produce capolavori.
Quante volte abbiamo ripetuto nella mente il leopardiano “… e naufragar m’è dolce in questo mare”?
o, per restare sul vago, abbiamo risposto pirandellianamente “Uno, Nessuno, Centomila”.
Il Cancro non ha un suo stile letterario. Il Cancro è la letteratura.
Leopardi , Saint-Exupery, Pirandello, ma anche Kafka, Hesse, Hemingway, Neruda, Proust, Orwell: ognuno di loro è una pietra miliare, un modello non riproducibile, un genere a se’ stante.
Gli autori nati sotto il segno del Cancro hanno la capacità di creare mondi paralleli, luoghi magici, ma anche spaventosi dove tutto può accadere, dove tutti possono ritrovarsi come bambini indifesi, dove si continua a naufragare nelle emozioni, a volte senza scampo. Hanno tutti, senza esclusione, un concetto romantico e drammatico della vita, espresso con gradi diversi di tenerezza e durezza, e traspare nel loro narrare un amore per le piccole cose, un attaccamento al mondo femminile materno, un tormento grande. Così come immenso è il loro disprezzo per il potere e la tirannia, concetti cari al Capricorno, che nello Zodiaco fronteggia il Cancro.
Orwell ammetterà di aver composto ogni suo scritto dal 1936 in poi, mosso dall’odio per il totalitarismo, spinta condivisa spesso dalla cancerina, Oriana Fallaci e dal grande poeta cileno Pablo Neruda.
La Luna, astro che domina il segno insieme a Venere, appare continuamente nelle pagine degli autori del Cancro che vivono nel loro mondo notturno, a volte sognante, appartato e lontanissimo. La Luna è madre o matrigna, è stupore e conforto, è la metafora del tempo che scorre senza che nulla cambi, mentre l’umanità arranca, è un abbraccio luminoso dopo tanto buio.
Il racconto cancerino raramente parla di fatti, perché i fatti non sono importanti di per se’, al limite sono pretesto per esplorare il mondo dei sentimenti. E tutta la poetica di questo Segno ruota intorno a ciò che prova il cuore umano di fronte all’immensità del cielo, dell’amore, del destino, del dolore. Tutto è infinitamente grande per l’anima del Cancro, l’eterno bambino.
E proprio come un bambino il Cancro si stupisce della cattiveria, resta puro, coraggioso, eroico, desidera conforto e protezione, conosce solo vette di amore e abissi di tristezza, e si diverte a deformare la realtà con la sua sfrenata fantasia, mostrando rari e meravigliosi guizzi di umorismo .
Ma nel temperamento cancerino abbiamo sempre in agguato il senso di inadeguatezza e il dramma, come accade a Franz Kafka che, nelle vesti del suo personaggio Gregor Samsa, sentendosi inadatto e incapace, schiacciato dalle responsabilità familiari, si sveglia una mattina trasformato in uno scarafaggio che suscita ribrezzo anche in chi dovrebbe amarlo e dopo qualche tempo si lascia morire per liberare la famiglia dal suo peso. E di mancati riconoscimenti da parte di società e famiglia è piena anche l’opera di Pirandello che con un pizzico di umorismo sa però stemperare il dramma in farsa.
La famiglia. Il luogo cancerino per eccellenza, che tanti problemi procura a Giacomo Leopardi (che ne fuggirà) e tanta nostalgia provoca in Proust che comporrà centinaia di pagine di teneri e dettagliatissimi ricordi infantili, nella sua “Ricerca del tempo perduto”.
Molti indimenticabili poeti sono nati sotto questo Segno come abbiamo visto, ma tradizionalmente il Cancro è associato al genere narrativo e alla letteratura per l’infanzia, come ci ricordano il già citato “Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupery, “La fattoria degli animali” di George Orwell e le celebri favole del francese Jean De la Fontaine.
E favole, fiabe, racconti popolari, storie fantastiche e avventurose sono anche gli argomenti preferiti del lettore cancerino, che non è capace di digerire ogni sorta di romanzo, perché per lui, dotato di troppa fantasia, leggere significa viaggiare in un’altra dimensione, trasformarsi e vivere realmente ciò che è scritto sulla pagina. Le emozioni raccontate restano addosso al lettore del Cancro per giorni interi e per tornare nella vita reale, uscendo dal personaggio, ci vuole uno sforzo notevole non sempre gradito al nostro lunare amico.

Gran parte dei nostri sogni li viviamo con assai maggiore intensità della nostra esistenza da svegli”.
(Hermann Hesse)

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 03-07-2017