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Stelle letterarie – Bilancia

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Il settimo segno dello Zodiaco, dopo un percorso che ci vede concentrati sul nostro mondo personale e privato, spalanca le porte sul mondo dell’Altro, folgorandoci con la consapevolezza che non siamo unici e neppure soli. Nel segno della Bilancia vediamo due “piatti” che devono (vogliono) stare in equilibrio e per ottenere ciò sono costretti a osservarsi, confrontarsi e rispettarsi reciprocamente.
È proprio questa natura che “vede doppio” a colorare con la sua amabilità, con il suo senso estetico ed etico, le scelte degli autori nati sotto questo segno.
Nel regno della Bilancia vengono forgiate le regole democratiche e la Legge (manifestazione umana della più alta Giustizia, cara al segno), nascono i contratti che regolano la vita pubblica e privata, tra cui spiccano il contratto matrimoniale (a due) e quello societario. Ma non si deve mai dimenticare che le leggi per la Bilancia non hanno valore “funzionale”, questo segno non le ama solo in quanto utili, ma soprattutto in quanto giuste, belle e armonizzanti.
Non stupisce a questo punto vedere citato sul web il Bilancia Edmondo De Amicis con questa frase esemplare che accosta etica ed estetica: “Rispetta la strada. L’educazione d’un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch’egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.” Il contegno. Il bon ton. Il galateo. Concetto principe della personalità bilancina, manifestazione di una propensione interna al rispetto sociale, così importante per evitare o risolvere quei conflitti e quelle violenze che i Bilancia trovano intollerabili. L’autore del libro “Cuore” riversa tutti i suoi condizionamenti zodiacali nell’opera che lo rese celebre, dipingendo un mondo fatto di buoni sentimenti, di rispetto, di idealismo, di norme di convivenza costantemente tese a migliorare i rapporti tra differenti classi sociali, e tra personalità apparentemente inconciliabili. E si rivela al meglio, creando Franti, lo strafottente-codardo-violento, che riassume tutto ciò che la Bilancia detesta, il gigante buono Garrone, il bravo- bello-ricco-gentile De Rossi, la maestrina dalla (arietina) penna rossa sul (arietino) cappello (per dialettica con il segno che fronteggia la Bilancia) e così via.
Anche se cambiamo completamente genere rispetto a De Amicis, resta sempre traccia dell’impostazione idealistica e armonica della Bilancia nei letterati del segno i quali, attenti alle norme sociali e formali, sono dei veri esteti della parola, elegantiraffinati e snob anche nella vita, come Oscar Wilde i cui aforismi sono una descrizione perfetta di questo temperamento zodiacale. Wilde pone la Bellezza sopra ad ogni cosa, dandole una dignità morale senza pari. Il motivo estetico che si sposa con l’etica, con la bellezza interiore e, se distrutto, rende mostruosi anche all’esterno, come accade a Dorian Gray, nasce dal connubio dei tre pianeti dominanti della Bilancia: Venere (l’arte, l’armonia, la bellezza), Saturno (il rigore, la logica, l’autocontrollo) e X-Proserpina (l’apparenza, la trasparenza).
Un altro pilastro della poetica della Bilancia è quello della “coppia”, quasi sempre intesa nella letteratura non come coppia di coniugi o amanti, ma come coppia di personaggi “complementari”, due compagni di strada, due facce della stessa medaglia. Provate a pensare a Don Chisciotte e Sancho Panza: il folle cavaliere errante con la mente accesa dall’ideale e il semplice servitore dotato di logica e buon senso che provvede a riportare il suo padrone alla realtà. Il Bilancia Cervantes scrive con grande ironia, dote che lo accomuna a Wilde, raccontando un mondo di valori perduti, l’anacronistica lotta per difendere “le pulzelle” e riportare armonia, ma il razionale Saturno è sempre lì che tiene gli occhi aperti: non ci si può illudere fino in fondo, e la guerra non è il mezzo ideale per ottenere ciò che si vuole.
La figura del nobile buono, ma incapace e dello scaltro e fedele servitore la ritroviamo anche in un altro Bilancia, l’umorista inglese Wodehouse , creatore del più celebre “valletto” della letteratura: Jeeves, il super efficiente maggiordomo dell’inetto Bertram Wooster, gentiluomo ricchissimo e svogliato.
Jeeves ha tutti i pregi della Bilancia, è raffinato, coltissimo, moderato, imperturbabile e sa sempre come risolvere una situazione. Bertie invece ne ha tutti i difetti, è pigro, inetto, snob e, pur ritrovandosi spesso a due passi dal matrimonio (altro topos bilancino) per blande infatuazioni o per non offendere le signorine coinvolte, viene sempre “salvato” dal passo definitivo, grazie all’intervento di Jeeves.
Nel segno della Bilancia troviamo anche un genere letterario particolare: la poesia, la quale riesce a mostrare il lato più “scabro” del segno, quello maggiormente segnato da Saturno, cioè dal senso di realtà bilancino. Quando leggiamo Thomas Eliot o Eugenio Montale (per citare due premi Nobel per la letteratura, entrambi Bilancia) percepiamo l’essenzialità e il rigore della parola saturnina, il suono secco che si spezza come un ramo, una parola capace di fondersi con un’intensa profondità di sentimenti e con una misurata malinconia. E forse è proprio questo il genere preferito anche dai lettori Bilancia, insieme alle storie romantiche e alla letteratura forense.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(E. Montale “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” – Xenia II, 1967)

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 04-10-2017