~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

Secoli di movida

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movida in via Veneto a Roma, fotografia di Ando Gilardi 1955 circa - elaborazione ©Fototeca Gilardi

Bar, osterie e locande rappresentano, fin dai tempi antichi, i luoghi della socializzazione e del divertimento, oltre che una delle principali attività commerciali dell’uomo. Moltissimi dipinti di epoca medievale o rinascimentale ci mostrano scene di taverna, dove la convivialità si esprimeva mediante gran mangiate, frequenti bevute e serate passate a giocare d’azzardo, ma pochi sanno che persino il grande Leonardo da Vinci aveva bazzicato per lungo tempo la movida dell’epoca, non da avventore, bensì da “operatore”. Durante l’apprendistato presso la bottega del Verrocchio, come molti studenti di oggi, lavorava di sera presso una locanda fiorentina e, divenuto amico di Sandro Botticelli, aveva aperto insieme a lui un’osteria dal nome “Le tre rane”. Genio fin da allora, proponeva un ricco menu dove, tra una ribollita e un baccalà, figura il primo panino imbottito della storia. “Le tre rane” ebbe vita breve, ma la passione di Leonardo per l’intrattenimento raggiunse vette eccelse alla corte di Lorenzo il Magnifico, dove l’artista toscano divenne ciò che oggi definiremmo, un organizzatore di eventi.
Il piacere di uscire per incontrarsi, bere, mangiare in compagnia ha sempre contraddistinto la vita di noi italiani.
Persino i nostri antenati romani, che non disdegnavano il divertimento o il piacere di una bevuta in compagnia, avevano già un ventaglio di scelte a loro disposizione. Per gli appassionati di vino lungo le vie delle città si potevano trovare le Tabernae (tabernae vinariae) le antenate delle nostre enoteche o dei pub, dov’era possibile comprare vini locali o importati e gustare sul posto un calice di vino accompagnato da “stuzzichini” (carne salata, legumi e verdure crude, focacce, uova, formaggi). Il bancone esposto verso la strada conteneva vari orci da vino (tanti quante erano le tipologie di vino offerte) e l’interno del locale era spesso arredato in modo spartano, con ripiani, tavoli e panche. Poiché la tecnica di vinificazione non era molto raffinata, il grado alcolico dei vini poteva variare molto, quindi gli osti e i tavernieri ovviavano all’inconveniente mescolando vini forti e leggeri, o aggiungendo al mosto miele e aromi (estratti di erbe, legni ed essenze vegetali, mirra, assenzio, petali di rosa), ma a volte anche sale, acqua di mare, resina e persino gesso.
Accanto alle Tabernae vinarie, un altro luogo della “movida” dei nostri antenati latini era la Popina, la vera e propria Osteria dotata di tavoli e sedie sia all’esterno che all’interno, dove gli avventori potevano gustare pasti caldi e bevande di ogni tipo. Gestiti spesso da schiavi affrancati o da stranieri, questi locali avevano pessima fama ed erano spesso spogli e malandati, ma non mancavano locali ben arredati e con pareti affrescate da motivi vegetali, con insegne eloquenti che invitavano gli avventori ad entrare per arricchire l’oste.
Un ultimo locale pubblico era la Caupona, una locanda dove si poteva mangiare e bere, ma anche dormire e far riposare i cavalli durante le soste dei lunghi viaggi. Più simile ad un saloon del vecchio West che ad un albergo, non era munito solo di camere, ma anche di “compagnia a pagamento“.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 25-05-2020