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Petrolio italiano

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E’ il 1961. Enrico Mattei, incaricato nell’immediato dopoguerra di  liquidare l’Agip, non solo ha disatteso le richieste del Governo, ma nel giro di un  decennio, ha addirittura risollevato le sorti dell’azienda, ha trovato petrolio e metano in pianura padana e in Sicilia, ha fondato la Snam, riconvertito le attività della Pignone e dato vita all’E.N.I., affidando la comunicazione del gruppo aziendale ad un nuovo quotidiano, “Il Giorno”.  All’inizio degli anni Sessanta Mattei sta operando con ogni mezzo per rendere l’Italia autonoma dal punto di vista energetico attraverso accordi con l’Unione Sovietica e con i paesi del nord Africa, con l’intento di spezzare il monopolio delle grandi compagnie petrolifere anglo-americane da lui battezzate con un certo disprezzo “le sette sorelle“.
Nel giro di pochissimo tempo, grazie alla sua caparbietà, a fondi non proprio trasparenti e ad un’instancabile azione diplomatica, ottiene concessioni in Egitto e Iran e inizia a trattare con Libia, Marocco, Tunisia, Giordania, Libano e anche con l’Algeria, ancora colonia francese, suscitando la reazione dei nostri confinanti. L’impresa si interromperà nel 1962 con la morte dello stesso Mattei in un incidente aereo che si rivelerà, con il tempo, un attentato di cui non sono mai stati accertati i mandanti.
Estate 2011: dopo 50 anni di dipendenza energetica  italiana dal petrolio arabo, dal gas russo e dal nucleare francese, tornano le trivelle in Sicilia e in Val Padana e riemergono gli stessi protagonisti della corsa al petrolio del 1961, mentre tutto il Nord Africa è in tumulto e  mentre Stati Uniti, Francia e Italia si ritrovano a combattere in uno dei paesi più ricchi di giacimenti del Mediterraneo. Intanto le fonti rinnovabili continuano ad arrancare, senza riuscire a trovare credito presso un mondo politico- imprenditoriale ancorato a diatribe di mezzo secolo fa.

Autore: stefania lucarelli Postato il : 09-09-2011