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Osteria del Drago

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Tanto tanto tempo fa, quando non avevamo il sacro panico dei batteri e la fissa della prevenzione cosmica , il mondo era più divertente.  A Milano capitava spesso che qualche spiritoso ti invitasse a bere al Drago Verde.
Un invito ad un probabile ristorante cinese dal tuo coetaneo dodicenne, era un po’ strano, così scioccamente esclamavi: “eeeeh??? Dove??? … io non posso uscire…” e ti ritrovavi un amico (di solito più milanese di te, perché eravamo tanti, noi con origini extra-regionali) sghignazzante e insistente: “ma sì! Qui ci puoi venire” … “Ma ci sarai andata mille volte!” … “chiedilo ai tuoi, vedrai che ti fanno uscire!”.
Alla fine si scopriva con sollievo (e una vaga sensazione di stupidità) che il Drago Verde faceva capolino ad ogni angolo, che lo avevamo sotto gli occhi da sempre senza vederlo, e addirittura “il drago” ci prestava soccorso ogni volta che ci sbucciavamo le ginocchia o grondavamo sudore nel parco: il locale in questione altro non era che la fontanella pubblica, chiamata così da noi bambini milanesi perché munita di un rubinetto a forma di testa di drago, lo stesso dello stemma visconteo, adottato dagli Sforza e infine dal Comune di Milano.
Le fontanelle, che benedizione! Le prime volte soffocavi cercando di bere da sotto (e imparando che attaccare la bocca al rubinetto non era una buona idea) poi scoprivi il magico forellino sulla testa del drago, per bere in modo più igienico, tappando il flusso dalla bocca del rubinetto.
A Milano le fontanelle pubbliche sono comparse nel 1931, subito battezzate “vedovelle” dalla popolazione che le vedeva piangere ininterrottamente, fatte in ghisa verde scuro, con lo stemma crociato bianco e rosso, e il rubinetto di ottone che ricordava i doccioni del Duomo.
Chiuse per qualche tempo poi riaperte, ad oggi ne sono state mappate quasi settecento.
Anche a Torino le fontanelle pubbliche, amatissime dalla popolazione, hanno la bocchetta che richiama lo stemma della città, sono infatti a forma di testa di toro e chiamate appunto “toret” (torelli); come accadeva a Milano, gli inviti al fantomatico Toro Verde le hanno accompagnate fin dalla loro comparsa.
A Roma, presenti fin dal 1874, vengono chiamate “nasoni” e sono tuttora oggetto di animate discussioni amministrative sull’opportunità di apertura o chiusura, sull’utilità turistica, sul valore storico, mentre a Napoli costituiscono una vera è propria attrazione della città.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 14-09-2017