~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

Matera Capitale Europea della Cultura 2019

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Grottole (Matera) si beve dall'anfora con “segreto” antico sistema per razionare l'acqua, foto Ando Gilardi ©Fototeca Gilardi

Sabato 19 gennaio si aprirà ufficialmente l’anno di “Matera Capitale Europea della Cultura 2019“.
L’antica città lucana arroccata sulla montagna con le sue piccole luci incastonate nella roccia, che da millenni resiste al passare del tempo, ospiterà una serie di eventi culturali e molti grandi artisti che con una cerimonia di tre giorni apriranno al mondo gli splendidi battenti del piccolo gioiello italiano.
Già medaglia d’argento al valor militare e medaglia d’oro al valor civile, Matera fu la prima città del Mezzogiorno a sollevarsi contro i nazifascisti il 21 settembre 1943, ma la sua storia affonda le radici nella preistoria. I celebri Sassi che vedono passare per i loro angusti e suggestivi vicoli migliaia di turisti ogni anno, sono il risultato di una serie di stratificazioni che si sono mantenute pressoché invariate nel corso dei millenni.
Patrimonio dell’Unesco dal 1993 Matera è uno dei rari musei a cielo aperto del mondo poiché, pur restando sempre abitata, non solo ha mantenuto in gran parte il suo aspetto originario nel corso dei secoli, ma nel suo centro storico costituito da architetture rupestri, presenta ancora intatto un sofisticato sistema idraulico di raccolta delle acque attraverso canali e cisterne risalente al neolitico. Come molti insediamenti tipici dei territori montuosi del Mediterraneo, le costruzioni più antiche di Matera rivelano straordinari accorgimenti tecnici (dimenticati da secoli) per lo sfruttamento dell’acqua, della luce e dello spazio che oggi fanno la gioia dei bioarchitetti.
Dopo essere stata uno dei centri nevralgici del Sud, dopo aver accolto i profughi di Heraclea e Metaponto fuggiti dalla distruzione, dopo essere stata dominata dai Bizantini e onorata come capitale, dopo aver prosperato sotto i Normanni, essersi ribellata agli Aragonesi e aver perso per qualche tempo la sua centralità, Matera grazie a Filippo IV di Spagna esce dalla provincia chiamata Terra D’Otranto per diventare capoluogo della Basilicata nel 1663. Ma un brutto colpo arriva con i napoleonici nel 1806, quando Giuseppe Bonaparte, fratello dell’imperatore, decide di spostare la capitale a Potenza. Un lungo periodo di difficoltà si apre in conseguenza dell’Unità d’Italia che vede tutto il Sud impoverirsi a vantaggio del Nord e ribellarsi sfornando celebri e famigerati briganti.
La sua posizione isolata e periferica ne fece terra di confino durante il fascismo, ma questo fu l’inizio di una rinascita. Grazie agli scritti di Carlo Levi, che proprio nel suo periodo di esilio forzato nei pressi della città lucana descrisse le precarie condizioni socio-economiche e igieniche delle popolazioni rurali della provincia di Matera, nell’immediato dopoguerra l’interesse per la città dei Sassi si fece sentire e produsse, oltre a vari interventi sulla zona da parte del Governo De Gasperi, anche un particolare interesse da parte del mondo intellettuale che negli anni Cinquanta corse a documentare le ultime tracce di un mondo arcaico che si stava dissolvendo (come fece Ernesto De Martino, affiancato da fotografi come Ando Gilardi) e rese Matera scenario perfetto di film passati alla storia come “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini e “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi, tratto dall’omonimo romanzo di Levi.
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Autore: stefania lucarelli Postato il : 16-01-2019