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Le sacre ghiande

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carte da gioco, 5 di ghiande - Germania 1545 elaborazione ©Fototeca Gilardi

Le ghiande per secoli hanno rappresentato per i contadini una importante fonte di reddito, costituendo la principale alimentazione dei maiali da allevamento e nutrendo naturalmente cinghiali, caprioli e altri grossi animali selvatici. I popoli latini ritenevano che la ghianda di faggio rendesse la carne del maiale leggera e di facile cottura, che la ghianda di quercia (più pesante e dolce) lo aiutasse ad ingrossarsi e che quella di leccio avesse l’effetto contrario di renderlo snello e lucido. Oggi, sembra paradossale, ma alcuni sconsigliano di alimentare i maiali con le ghiande adducendo argomentazioni “salutistiche” , eppure questa piccola “noce di quercia” ha una storia millenaria che la lega strettamente alla vita rurale.
Essendo ricca di tannini, quindi indigesta per l’uomo, costituiva ugualmente la materia prima per produrre una farina povera, da utilizzare in caso di estremo bisogno, ricavata dopo una lunga bollitura in acqua, argilla, cenere ed erbe, ma la sua importanza simbolica era immensa. In quanto frutto della quercia sacra a Giove, in ambito romano veniva associata alla virilità e alla fecondità. I nostri antenati latini erano anche convinti che la ghianda fosse in grado di ringiovanire chi la assumeva, mentre per i druidi, antichi sacerdoti celti, inghiottirne una significava riconoscere le proprie doti profetiche. Nella religione “arborea” di ambito nordico infatti la quercia, associata al dio Thor, era la regina delle piante sacre e il frusciare delle sue foglie portava la risposta degli dei ai quesiti degli uomini.
Per secoli è stata utilizzata come amuleto contro le malattie e l’invecchiamento, in particolare in alcune zone veniva ritenuta capace di difendere dal colera e, polverizzata nel latte, era somministrata contro il mal di stomaco.
In Scandinavia la sua associazione con Thor, dio del fulmine, la rendeva un perfetto amuleto capace di proteggere le case durante i temporali, mentre gli Etruschi interpretavano il futuro ascoltando e osservando la caduta delle ghiande sul terreno.
Probabilmente per la sua associazione con la capacità generativa del dio Giove, tra i popoli zingari si credeva che per far tornare un fidanzato infedele, una ragazza dovesse scegliere come amuleto una ghianda e dormire per tre giorni con un rametto di quercia sotto il cuscino.
Una piccola curiosità: nelle carte da gioco tedesche (Germania meridionale) e austriache il seme di “picche” o di “spade” delle carte da gioco francesi e italiane, viene sostituito dalle ghiande, insieme ai campanelli (per gli ori/quadri) e alle foglie (per i bastoni/fiori).

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 21-03-2019