~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

L’arte del capolettera

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testo con vari capolettera, pagina dal 'Canto dei Nibelunghi' XIII secolo, elaborazione ©Fototeca Gilardi

Le lettere, i grafemi, che oggi noi associamo al puro suono cui si riferiscono, nascono come immagine, come figure che esprimono un concetto. È noto come la nostra lettera A derivi da un antico ideogramma che raffigurava una testa di toro stilizzata e che rappresentava contemporaneamente l’animale e lo specifico suono dell’alfabeto ad essa associato convenzionalmente nella lingua parlata.
Questa antica origine pittorica dei grafemi, in occidente presto dimenticata, riappare in nuove, inusuali e ricchissime vesti grazie alla fantasia dei miniatori medievali impegnati a ricopiare testi letterari, scientifici, filosofici, religiosi. Al tempo ancora non è in uso l’abitudine di separare le parole tra loro e il testo fitto, pieno di abbreviazioni, è di difficile lettura, così per rendere più semplice risalire ad un certo paragrafo, ad uno specifico passo del libro, i copiatori convengono di trascrivere i capolettera in rosso minio, da cui la definizione di miniatori.
Il capolettera, cioè la prima lettera della prima parola di un paragrafo, in breve tempo diventa per i miniatori uno “spazio pittorico”, un luogo grafico in cui inserire decori, simboli, figure e paesaggi che evochino i concetti espressi dal testo. Fin dai primi testi miniati, apparsi nel VII secolo in Irlanda, vediamo i capolettera ingrandirsi e occupare grande spazio nella pagina; in testi come il Book of Kells e il Vangelo di Lindisfarne queste iniziali preziose mescolano l’arte celtica, quella germanica e quella paleocristiana utilizzando le stesse decorazioni che all’epoca si ritrovano incise su pietra o su metallo. L’uso dell’oro, che abbonderà invece nelle miniature bizantine e medievali, è ancora limitato, così come la gamma dei colori, mentre prevalgono gli intrecci geometrici incastonati da “gemme” colorate.
Col passare del tempo la decorazione del capolettera si trasforma sempre più in illustrazione al servizio del testo e si passa da ricchi capolettera fogliati o zoomorfi, a quelli che racchiudono figure umane o sono addirittura composti da esse, fino a contenere intere scene che raccontano già il contenuto del paragrafo.
L’invenzione della stampa, per questioni di praticità, tornerà a semplificare questi elementi del testo riconducendoli alla loro funzione grafica, ma il fascino del capolettera, magari relegato a libri di fiabe, a giochi grafici o ad antiquati documenti, si mantiene inalterato per molti secoli per poi scomparire quasi del tutto in epoca moderna e tornare in auge in quest’epoca di confusione (e creatività) grafico-semantica che vede parlare anche i segni di interpunzione :D

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 02-10-2019