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Lamie e streghe

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sabba di streghe, incisione del XVII secolo elaborazione ©Fototeca Gilardi

Nel Medioevo erano chiamate Lamie, ma noi le conosciamo come Streghe.
Figure femminili spaventose e diaboliche, le Lamie sono figure della mitologia greca, donne dal corpo di serpente che nella credenza popolare si riteneva succhiassero il sangue dei bambini e li uccidessero. Diodoro e Strabone riferiscono leggende secondo cui Lamia sarebbe stata una splendida fanciulla libica amata da Zeus e punita da Era con la follia. Impazzita ad opera della dea, Lamia avrebbe ucciso i propri figli e, trasformatasi in un’orrenda creatura, da allora andrebbe vagando nella notte per nutrirsi di sangue umano come un vampiro (così da mantenere intatta la propria bellezza), ma soprattutto per uccidere i bambini altrui.
Dotata del dono della metamorfosi, si sovrappone sia alle nagini, donne serpente della mitologia vedica, sia ad Empusa, un terrificante essere femminile lascivo e pericoloso, al seguito della dea Ecate, signora delle ombre, dei fantasmi, della magia, degli incantesimi, divinità una e trina che protegge strade e crocicchi.
Le Lamie, abitanti dei boschi e dei crepacci, ben presto assunsero il ruolo di esseri demoniaci simbolo di tutto ciò che la cultura medievale temeva nelle donne: il potere generativo, il controllo sulla vita e la morte, la disobbedienza, la capacità seduttiva, la sessualità. Considerate incapaci di controllare i propri istinti erotici e troppo legate al mondo dei sensi e della materia, a differenza dell’uomo, detentore di uno spirito meno triviale, le donne nel Medioevo erano associate alla stregoneria con estrema facilità. Bastava conoscere le erbe curative, oppure essere una levatrice e quindi possedere i segreti per impedire una gravidanza, o praticare un aborto, o addirittura fornire rimedi per non subire continui assalti sessuali dal marito propinando una bevanda che abbassasse la libido, per essere condannate alla tortura e alla morte.
Raffigurate nude, morbide e bellissime o vecchie e muscolose, le streghe per molti secoli vennero raffigurate con una furia pornografica, insieme desiderate e odiate. A cavallo prima di caproni, poi di scope, accompagnate da civette, serpenti, demoni e gatti neri, intente a rimestare in pentoloni, a squartare uomini o infanti, a danzare nella notte sotto l’albero degli impiccati divennero il capro espiatorio per antonomasia, tanto più temute quanto più ribelli, povere, devianti da quei binari che il Potere aveva stabilito per chi aveva la sfortuna di nascere femmina.
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Autore: stefania lucarelli Postato il : 31-10-2018