~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

La quarantena, i vecchi e le ombre del Terzo millennio

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Nonna e nipote, Fotografia di Ando Gilardi, Roma 1955 elaborazione ©Fototeca Gilardi

Dopo poco più di un mese di “quarantena da Coronavirus”, le ombre della società del Terzo millennio emergono prepotenti e si allungano sulle nostre coscienze. C’è chi annaspa, chi cerca di distogliere lo sguardo, chi si racconta istericamente che tutto tornerà come prima, chi cerca ferocemente capri espiatori.
L’unico modo saggio di affrontare queste ombre sarebbe di osservarci serenamente allo specchio.
Ci siamo accorti che il darwinismo sociale – la cinica risposta ad ogni problema degli ultimi decenni – presenta il conto quando i “non adatti” siamo noi e non gli altri.
È apparso chiaro che un pizzico di “socialismo” è l’unica soluzione per non azzerare le forze vitali di uno Stato, persino di uno Stato convintamente capitalista: è bastato un semplice confronto fra i paesi ancora dotati di una sanità pubblica e i devoti della sanità privata.
Abbiamo sbattuto duramente il muso sulla banale ovvietà che un pianeta non ha confini che separano uno Stato dall’altro e che non ha senso che si blocchi la circolazione delle masse umane quando movimentiamo tonnellate di merci ogni ora, da ogni parte del mondo.
La globalizzazione (sulla positività della quale molti di noi avevano seri dubbi) ha rivelato le sue crepe, ma presto potrebbe mostrare paradossalmente un lato positivo, quello cioè di una collaborazione mondiale a livello di ricerca scientifica. Certo siamo all’inizio, ci sono resistenze a lavorare davvero “senza confini” mettendo in un’unica banca dati ciò che ogni singolo laboratorio scopre o ipotizza, ma – che la soluzione sia un vaccino oppure un differente modo di approcciare il problema – appare urgente e necessario lavorare mediante un coordinamento internazionale.
E che dire di quanto ci siamo scoperti indifferenti e sprezzanti nei confronti dei vecchi? Quei vecchi che raramente nella storia sono stati tanto umiliati. Trattati come vittime inevitabili, sacrificabili sull’altare della malvagia divinità “Covid-19”, lasciati soli, isolati nelle case di riposo e colpiti dall’incuria, oltre che da una funesta predilezione da parte di questo strano virus. Dimenticare gli anziani, abbandonarli anche eticamente ed emotivamente, è solo l’ultimo balzo della nostra folle corsa verso la negazione della Morte, una corsa che ci porta paradossalmente sempre più vicini ad essa. Anche su questo fronte abbiamo fallito dal punto di vista globale.
Per fortuna abbiamo fallito molto meno dal punto di vista privato, perché come sempre se puntiamo lo sguardo sulle microstorie, la realtà racconta di figli e nipoti che tutelano i loro familiari meno giovani con ogni mezzo, patendo sia la distanza forzata (fonte di infinite preoccupazioni) sia i necessari contatti a rischio di contagio per i fragili nonni.
Da sempre la perdita di memoria storica di un popolo è considerata un segnale pessimo per il futuro, quindi teniamoci stretta la memoria incarnata nei nostri vecchi (sì, scrivo più volentieri “vecchi” perché una persona alla quale sono molto affezionata mi dà regolarmente una bella lavata di testa quando uso il pietoso termine “anziani”). Questa memoria non è soltanto il classico e trito “racconto di guerra”, ma è la testimonianza di un mondo alternativo, di gesti sconosciuti e perduti, di abitudini preziose, di sapienza insostituibile perché passata attraverso il setaccio del tempo. I nostri vecchi sono un patrimonio di parole che non saranno più dette, persone per le quali stringersi la mano o salutarsi, andare in bicicletta o al lavoro, ha avuto un senso profondamente diverso da quello che oggi conosciamo.
Perdere loro significa veder svanire le nostre radici e non comprendere più da dove veniamo.
Tuteliamoli anche dalla loro incredibile e sciagurata voglia di “rischiare” o di sottovalutare il pericolo … e magari fidiamoci anche del loro coraggio, fidiamoci di loro, che di epidemie gravi ne hanno passate un paio, uscendone più forti di prima. Sono la testimonianza vivente che il terrore della morte non deve uccidere più della morte stessa.

© riproduzione riservata

Autore: stefania lucarelli Postato il : 15-04-2020