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La guerra delle correnti

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Manifesto pubblicitario Lampade Edison 1924 elaborazione ©Fototeca Gilardi

New York, 1887.
Thomas Edison è il più osannato inventore del momento. Parzialmente sordo dall’età di 14 anni è un uomo che si è fatto da sè: ha una tenacia unica, un cervello vulcanico e una rara capacità imprenditoriale. Dopo la sua prima invenzione (un registratore di voto, elettrico) è arrivato alla fama grazie alla progettazione del fonografo, il primo apparecchio per registrare e riprodurre suoni, la cui diffusione viene gestita dalla Edison Record negli Stati Uniti e, in Gran Bretagna, dalla Edison-Bell in collaborazione con Alexander Graham Bell. Quest’ultimo, che a sua volta ha moglie e madre sorde, da esperto di suoni ha inventato il telefono ed Edison collabora con lui per  diffondere anche questo apparecchio rivoluzionario, che però il socio inglese rifiuta di tenere sulla scrivania, indignato per l’uso commerciale che se ne sta facendo.
Lo scaltro americano è invece all’inseguimento di centinaia di brevetti di sconosciuti inventori, che acquista a poco prezzo e sui quali mette a lavorare squadre di giovani tecnici ed ingegneri. Apre un’azienda a suo nome, per ogni settore in cui riesce ad operare. La sua Edison Electric Light Company è pronta a conquistare il mondo con l’invenzione della corrente continua e, dopo la grandiosa centrale idroelettrica costruita presso le cascate del Niagara, ne ha ultimata una destinata all’illuminazione pubblica nel centro di Manhattan. Purtroppo però i lampioni si illuminano solo nel raggio di un centinaio di metri. Per dare luce a tutta New York bisognerebbe coprire la città con un’intera rete di generatori, progetto dispendioso, ma fattibile grazie al generoso contributo di due finanziatori miliardari: J.P. Morgan e Cornelius Vanderbilt.
Insomma tutto fila nel migliore dei modi nella vita di Edison, se non fosse per quel testone pazzo di un serbo-croato, raccomandato dal direttore della Edison Continental Company di Parigi con parole a dir poco scandalose (“Conosco due grandi uomini: uno siete voi, l’altro è questo giovane”) e deciso a funestargli la vita con quella stupida idea della corrente alternata.
Il giovane Nikola Tesla in effetti è un tipo strano, ossessivo e geniale. Appena arrivato dall’Europa con pochi centesimi in tasca, si presenta ad Edison sfoderando una mente di prim’ordine, ma è un asociale stakanovista, che dorme solo due ore per notte. Assunto alla Edison Machine Works ha risolto in meno di un anno tutti i problemi di progettazione relativa a motori e generatori a corrente continua. Così cupo e privo di umorismo ha però preso sul serio la promessa di un premio di 50.000 dollari (l’intero capitale della compagnia) che Edison gli ha scherzosamente proposto se fosse riuscito a perfezionare i generatori, ed ora è sul piede di guerra. Piuttosto che restare a lavorare alla Edison Machine Works si è licenziato ed è andato per due anni a scavare fossi per le strade.
Si dice riesca a progettare qualunque macchina nella sua mente senza neppure disegnarla, e che possa bilanciare un motore semplicemente immaginandolo all’opera. Certo deve contare il numero di piselli che ha nel piatto prima di poterli mangiare ed ha strane idiosincrasie per i capelli altrui e per le collane di perle, ma se si mette in testa qualcosa lo porta fino in fondo, costi quel che costi.
Il suo motore a corrente alternata costruito nel 1887 e presentato all’American Institute of Electrical Engineers nel 1888, (insieme ad uno speciale trasformatore, la Bobina di Tesla, capace di produrre musica e fulmini), con grande scorno dell’ambizioso Edison non solo suscita entusiasmi, ma trova anche un finanziatore nel ricco ingegnere George Westinghouse.  L’idea di Tesla è quella di trasportare l’energia su lunghe distanze con la minima dispersione e per fare ciò il geniale inventore ha invertito la posizione di magnete e bobine all’interno del generatore di corrente continua (la corrente dell’attuale pila), spostando le bobine all’esterno e creando una continua variazione di direzione nel flusso. La minor dimestichezza di Edison con l’elettricità, mista all’ambizione e alla rivalità con lo strambo e orgoglioso Tesla, innesca una vera e propria guerra per l’affermazione mondiale di uno dei due sistemi di fornitura elettrica.
Sappiamo che vinse Tesla, poiché tutti oggi usiamo la corrente alternata, ma per capire a che livelli si svolse la battaglia e chi davvero se ne avvantaggiò possiamo attendere poche ore e goderci la prima del film Edison l’uomo che illuminò il mondo, in uscita giovedì 18 luglio.
Quando le centrali elettriche di Tesla iniziarono a diffondersi grazie ai minori costi e alla maggiore resa, Edison si infuriò a tal punto da iniziare una campagna diffamatoria nei confronti del rivale. Voleva diffondere l’idea che la corrente alternata fosse pericolosissima e creò un apparecchio (la sedia elettrica), in cui mostrava ad un pubblico inorridito cani e gatti che sussultavano attraversati dalla malefica corrente alternata di Tesla, arrivando fino ad uccidere in questo modo un’elefantessa.
Da parte sua Tesla teneva conferenze e spettacoli in cui affascinava la gente con le sue invenzioni capaci di creare un’atmosfera magica e suggestiva, ma soprattutto dimostrava come il pericolo elettrico fosse facilmente gestibile.
Nel 1896 le città di tutto il mondo avevano installato la corrente alternata e Tesla stava per trionfare diventando uno degli uomini più ricchi del mondo, ma due eventi ribaltarono le sorti dei protagonisti della “guerra delle correnti”: Edison, scaltro e attento all’aspetto economico della faccenda, vistosi surclassato ritenne opportuno investire tutto ciò che aveva nella corrente alternata ripristinando il suo monopolio sugli impianti, mentre Tesla rinunciò ai diritti sul brevetto per accettare un forfait proposto da Westinghouse, e si concentrò sulla progettazione di un sistema di fornitura elettrica che fosse gratuito per tutti. Naturalmente nessun investitore volle finanziare qualcosa che non gli avrebbe portato nessun vantaggio economico e Tesla, dopo aver progettato ancora migliaia di invenzioni che avrebbero in seguito cambiato il mondo, morì ad 86 anni, solo e in povertà.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 16-07-2019