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La dieta delle buone abitudini

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Elisr dimagrante, pubbliicità del 1900 circa elaborazione ©Fototeca Gilardi

L’estate che sta finalmente facendo capolino tra le nuvole ci rallegra, ci galvanizza, ma riporta alla mente di molti di noi il pensiero ossessivo della dieta. Perdere chili e tonificare è la parola d’ordine e, con lo sdegnoso piglio di chi fa sacrifici perché fa bene alla salute, in realtà teniamo tutti d’occhio l’estetica e poco ci importa degli esami del sangue. Se oggi “dieta” significa esclusivamente “dieta dimagrante”, in realtà l’originario termine greco “diaita” (stile di vita) ci ricorda che si tratta di un regime volto al ripristino della salute attraverso la lenta e costante acquisizione di piccole buone abitudini. La dieta insomma, nella sua accezione originaria, non è necessariamente dimagrante, non è estemporanea e certo non lo era nel passato quando la penuria di cibo e diversi canoni estetici associavano la salute a forme meno spigolose.
Sebbene alcuni antichi autori, come Catone o Pitagora, sostenessero le virtù di una dieta ipocalorica e vegetariana, si trattava di eccezioni, in un mare di indicazioni che remavano in direzione contraria.
L’idea moderna di dieta compare invece nel corso dell’Ottocento, quando cambiano i canoni estetici e si afferma la figura di donna fragile, pallida e possibilmente tisica, che fa molto eroina romantica destinata ad una fine tragica. Con il boom economico e l’inusitata disponibilità di cibo (spesso malsano), l’ideale estetico dell’eroina romantica si è combinato con il dramma di un’obesità dilagante sfociando nella realtà attuale in cui, chi si mette a dieta, lo fa solo per dimagrire quei due o tre chili (che potrebbero restare dove stanno), mentre chi è davvero obeso non riesce a cambiare stile di vita.
Resta quindi nell’aria questa idea “punitiva” della dieta che ricalca i periodi di “mortificazione della carne” medievali, quando si digiunava per vincere il peccato mortale della gola o per offrire a Dio la propria sofferenza e capacità di resistere alle tentazioni.
Eppure è noto che un po’ di felicità e meno stress potrebbero innescare un circuito virtuoso capace di riportare in equilibrio il nostro fisico e la nostra mente, ma le abitudini sono dure a morire e cambiarle per adottare una diaita in senso greco, uno stile di vita allegro e sano, con momenti di piacere anche gastronomico, senza troppo pensare al cibo ne’ come demone ne’ come rifugio, beh … è quasi impossibile per la nostra mentalità ormai decisamente masochista.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 05-06-2019