~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

La costruzione dell’allegoria

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Allegoria dell'Italia, incisione colorata dalla Iconologia di Cesare Ripa, elaborazione ©Fototeca Gilardi

Una particolare forma di comunicazione è quella costituita dalle allegorie, figure capaci di veicolare interi concetti a volte molto complessi. Molto amate dagli artisti rinascimentali e barocchi che ne dipinsero e scolpirono di sacre e di profane, ai nostri occhi oggi restano parzialmente oscure. Pur cogliendo alcuni dettagli macroscopici non siamo più in grado di interpretare tutti gli elementi “parlanti” di un’allegoria, ma un tempo anche a livello popolare il messaggio che viaggiava nell’opera allegorica arrivava in modo chiaro allo spettatore.
Tra le preferite dagli artisti medievali e rinascimentali troviamo le allegorie dei Mesi, delle Arti e delle Scienze, delle Muse, o quelle delle Virtù e dei Vizi mentre, secoli più tardi, la corsa all’esplorazione del globo vide un fiorire di allegorie geografiche e successivamente, con la Rivoluzione Francese nacquero anche le personificazioni dei diritti appena conquistati.
Conosciutissime sono quelle dei Tarocchi raffigurate negli arcani Maggiori: la Forza (una donna che doma un leone o spezza una colonna), la Temperanza (che versa acqua da un vaso all’altro senza perderne una goccia), la Giustizia (una donna in trono con la bilancia) e così via. Alcune, come queste, sono di semplice interpretazione, ma quando si arriva ad esempio al Tarocco della Luna, delle Stelle, dell’Impiccato ecco che molto del loro significato ci sfugge. Delle figure allegoriche non comprendiamo ad esempio la scelta di rappresentare uno specifico animale, da solo o accanto a figure umane, non cogliamo il perché della scelta di specifici colori, non facciamo caso alla posizione delle mani, non distinguiamo il senso di una nudità completa o parziale. Questo perché abbiamo perso nel corso dei secoli un intero codice semantico che attribuiva determinate caratteristiche al corvo anziché alla lucertola, al rosso anziché al viola, a un dito puntato verso l’alto o a uno verso terra.
Tra il XVI e il XVII secolo fiorirono moltissime raccolte di illustrazioni allegoriche con annessa spiegazione, tra le più celebri “L’Iconologia” (overo Descrittione Dell’imagini Universali cavate dall’Antichità et da altri luoghi) composta dal perugino Cesare Ripa nel 1593 e descritta come un’opera “necessaria à Poeti, Pittori, et Scultori, per rappresentare le virtù, vitij, affetti et passioni humane”. L’Iconologia di Ripa è una sorta di enciclopedia che illustra, elenca e descrive le personificazioni dei concetti astratti utilizzabili dagli artisti.
Sfogliandone le pagine possiamo trovare le immagini di concetti semplici come la Pace o l’Abbondanza; ma quando si arriva, ad esempio, alla personificazione della Pietà filiale, ecco che non siamo in grado di capire perché venga raffigurata come una giovane donna che si spreme il seno sinistro e ha ai piedi una cornacchia. Il gesto fa riferimento ad un racconto di Plinio il Vecchio secondo il quale una figlia avrebbe mantenuto in vita con il proprio latte il vecchio padre, condannato a morire di fame in carcere; e la cornacchia, scrive Ripa, è adatta a simboleggiare anch’essa la pietà filiale perché “cascando al padre, o alla madre loro, per la vecchiezza le piume, i figli li coprono con le proprie penne e portano loro il cibo da pascerli, e li sollevano con le ale per volare”.
Dietro ad ogni figura vediamo così come ci sia una ricerca storica, una leggenda, un racconto, l’osservazione puntuale della natura oppure una serie di credenze popolari che ne vanno a determinare le attribuzioni simboliche. Nel caso della Carestia, ad esempio, Ripa raccomanda di rappresentarla come una donna macilenta e mal vestita, accanto ad una vacca magra (e fin qui ci arriviamo), con un ramo di salice nella destra e una pietra pomice nella sinistra. Perché?
Perché, dice Ripa, la pianta di salice e la pomice sono sterili e la sterilità è la prima causa di carestia.
Scoprire i misteri che si celano dietro alle allegorie è una delle più entusiasmanti ricerche che si possano fare in merito all’uso dei simboli nell’arte. Ma c’è anche una piccola curiosità: la prima descrizione dell’Italia turrita, stellata e munita di cornucopia e scettro, la dobbiamo proprio a Cesare Ripa che mise insieme varie raffigurazioni ricavate da antiche monete romane e le rielaborò in base al gusto della sua epoca, creando quella figura di donna, ora fiera, ora umiliata che da allora rappresenta la nostra Nazione.

Autore: stefania lucarelli Postato il : 29-06-2020