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La costruzione del razzismo italiano

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regime fascista, Italia anni Trenta: propaganda coloniale caricaturale e manifesto della razza;  elaborazione ©Fototeca Gilardi

Il 5 agosto 1938 esce il primo numero de “La Difesa della Razza” il quindicinale che accompagnò e sostenne la promulgazione delle Leggi Razziali da parte del regime fascista. Diretta da Telesio Interlandi, la rivista ebbe come Capo Redattore Giorgio Almirante, futuro Capo di Gabinetto della Repubblica di Salò e fondatore, insieme a personaggi come Junio Valerio Borghese e Rodolfo Graziani, del Movimento Sociale Italiano. La “Difesa della Razza”, in un’Italia già quietamente assuefatta a un diffuso razzismo coloniale, vuole spingere l’acceleratore sulla questione ebraica, inizia così l’attività propagandistica pubblicando sul primo numero il cosiddetto “Manifesto della Razza”.
Ecco cosa annota nel suo diario Galeazzo Ciano, pochi giorni prima dell’esordio della rivista, il 14 luglio 1938: «Il Duce mi annuncia la pubblicazione da parte del Giornale d’Italia di uno statement sulle questioni della razza. Figura scritto da un gruppo di studiosi, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare. Mi dice che in realtà l’ha quasi completamente redatto lui».
Il Decalogo del razzismo, che viene presentato alla popolazione non come un’utile invenzione del dittatore, ma come un dato di fatto sottoscritto da scienziati e intellettuali non ben identificati (per veicolare una bufala, i mezzi evidentemente sono sempre stati gli stessi), sentenziava che:
1) Le razze umane esistono (“è percepibile con i sensi “), ma attenzione questo “non vuol dire a priori che esistono razze superiori o inferiori” (… bisogna vedere poi, magari, a posteriori …)
2) Esistono grandi razze e piccole razze (… “i mediterranei” sarebbero una piccola razza.)
3) Il concetto di razza è concetto puramente biologico. (… cioè non importa se abbiamo tutti la stessa cultura o le stesse tradizioni: se andiamo ai tempi di Noè è chiaro che esistono radici biologiche che ci rendono comunque diversi tra noi)
4) La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana (… assioma …)
5) È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici […] la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa ( … se tua cugina viene scambiata per una cinese e tuo nonno sembra un marocchino, non dubitare, fa fede la discendenza di Noè imbastardita con l’unica invasione razzialmente accettabile: quella Longobarda)
6) Esiste ormai una pura “razza italiana” (… altro assioma)
7) È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti (… d’altronde, non so se ci avete fatto caso, il Regime nei suoi discorsi è sempre stato razzista … beh, via non è che dobbiamo estremizzare come i Tedeschi … però … )
8) È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra (non facciamo che adesso la “piccola razza” dei Mediterranei comprende tutti quelli che si affacciano sul Mediterraneo, eh!)
9) Gli ebrei non appartengono alla razza italiana (… non vedete che non si sono mai integrati?! Non li riconoscete per strada?!)
10) I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo (… quindi non “ibridatevi” ché è chiaro che poi succedono casini genetici!)

Nei numeri successivi della Difesa della Razza il pericolo dell’ibridazione venne illustrato abbondantemente con immagini delle presunte deformità dei popoli non ariani e delle ancor più sfortunate creature prodotto delle unioni vietate dal regime. E, come sappiamo bene, nel giro di poco tempo la propaganda antisemita portò alle nefaste conseguenze note a tutti e di cui ancora oggi sentiamo, violento, l’olezzo.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 19-02-2020