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Il sollievo di Moby Dick

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Sembra che in questi giorni il Giappone stia valutando l’abbandono della caccia alle balene nelle acque dell’Antartico.
Già nel febbraio del 2011 si era parlato di una svolta storica quando il Governo giapponese  sospese il programma annuale di caccia in Antartico a causa delle azioni di protesta da parte degli attivisti di Sea Shepherd, ma ora si tratterebbe del primo stop da quando, nel 1987, il Sol Levante lanciò la tanto contestata “pesca dei cetacei a fini scientifici“.


La ragione dichiarata è la necessità di effettuare i lavori di ammodernamento alla Nisshin Maru, l’ammiraglia della flotta baleniera in servizio ormai da 25 anni, mentre si smentisce che la decisione sia dovuta alle decennali pressioni e incursioni delle associazioni ambientaliste ai danni della flotta (quattro navi con un equipaggio di 180 persone).

Il Giappone è uno dei tre Paesi al mondo, insieme a Norvegia e Islanda, dove la caccia ai cetacei è ancora ufficialmente permessa per la sua “importante tradizione culturale”.

Per molti di noi la figura della balena è legata a ricordi letterari come il celebre romanzo di Melville o la favola di Pinocchio, ma le più antiche notizie sulla caccia alla balena risalgono all’ XI secolo, quando i Baschi iniziarono a cacciare e a commerciare i prodotti ottenuti dalla balena franca boreale (attualmente a rischio di estinzione).
Poi vennero gli Olandesi, gli Inglesi, gli Americani e i Norvegesi e la caccia si concentrò su capodogli e megattere, da cui veniva ricavato olio per illuminazione e carne per l’alimentazione.
Verso la fine del XIX secolo, con l’avvento delle navi a vapore e degli arpioni esplosivi, iniziò una vera e propria strage di cetacei, tanto che all’inizio del 1900, fattesi più rare le balene, si decise di cacciarle anche nel loro rifugio più sicuro, l’Antartide.
Durante la Prima Guerra Mondiale, dalle balene si ricavava la glicerina utile per gli esplosivi e, fino a poco tempo fa, cacciare cetacei era ancora un business di sicuro successo, ma già nel 2009 i balenieri norvegesi sospesero la caccia per mancanza di domanda.
Vari sono nel globo i cosiddetti “santuari delle balene”, cioè le aree marine protette per i cetacei, ce n’è uno persino nel Mediterraneo chiamato “Santuario Pelagos” che si estende per circa 90.000 kmq tra la penisola di Giens, Francia, la costa settentrionale della Sardegna e la costa della penisola italiana, al confine tra Lazio e Toscana.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 28-09-2012