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Il Pesce d’aprile, il vecchio Capodanno e il mistero del Dantedì

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Pesce d’aprile, il vecchio Capodanno e il mistero del Dantedì elaborazione ©FototecaGilardi

È il 25 marzo del 1300 (praticamente Capodanno … ma questo lo capiremo meglio dopo): Dante Alighieri, sommo poeta e futuro padre della lingua italiana, muove i primi passi verso quel mondo onirico, mistico e salvifico che costituirà il più celebre viaggio letterario nell’oltretomba fino al cospetto di Dio. Forse cadendo in una delle sue frequenti crisi narcolettiche (come si vocifera ultimamente in campo scientifico) Dante si ritrova improvvisamente in unaselva oscura” circondato da bestie feroci che simboleggiano i principali difetti umani: la lonza (lince) per la Lussuria, il leone per la Superbia e la lupa per l’Avidità. Qui incontrerà subito la sua prima amorevole e sollecita guida, il poeta Virgilio, e oltrepasserà la porta dell’Inferno guardata da un Angelo fiammeggiante.

Ma come facciamo a sapere la data esatta in cui Dante inizia il suo viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso?
Ebbene la Commedia si apre fornendo subito due precisi indizi.
Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura” dice il poeta, iniziando il suo racconto. Gli studiosi, stimando la “mezza età” medievale intorno ai 35 anni, sommano questa cifra all’anno di nascita di Dante (1265) e giungono al 1300. Tuttavia un solo indizio, così poco preciso, non sarebbe sufficiente. Altri eventi possono confermare la scelta di questa data da parte del poeta, appassionato di simbolismo e di coincidenze mistiche. Il 1300 fu anche l’anno del Giubileo indetto da Bonifacio VIII, evento che radunava la cristianità sotto il segno dell’espiazione e del perdono, quale miglior pellegrinaggio che quello di Dante per espiare e tornare a contemplare la Grazia divina? Inoltre si trattava del primo anno del nuovo secolo e non poteva che evocare una rinascita, un “passaggio” importante.
L’indizio sul giorno scelto da Dante per iniziare il suo viaggio, lo troviamo invece fra il verso 37 e il verso 40 all’inizio dell’opera, nel momento in cui Dante rischia il primo di numerosi svenimenti di fronte alle fiere: “Temp’era dal principio del mattino,/ e ’l sol montava ‘n su con quelle stelle/ch’eran con lui quando l’amor divino/mosse di prima quelle cose belle”, cioè … era l’equinozio di primavera, il Sole sorgeva con la prima costellazione dello Zodiaco, l’Ariete.
Ed ecco che giungiamo al cuore della questione: nel corso del Medioevo non si iniziava a contare l’anno, come facciamo oggi, dal primo gennaio, ma esistevano diverse giornate del calendario liturgico da cui si faceva partire la data ufficiale dei documenti e di conseguenza l’inizio dell’anno, due le principali: la datazione “ab nativitade” (dalla nascita di Cristo), cioè a partire dal 25 dicembre, l’altra la datazione “ab incarnatione” (cioè dalla morte e resurrezione di Cristo) il 25 marzo. Il comune di Firenze, fra XIII e XIV secolo, adottava questo secondo metodo, così come la maggior parte del mondo cristiano.
In base a queste informazioni gli studiosi deducono che il fiorentino Dante Alighieri iniziò il suo viaggio nell’Aldilà il 25 marzo 1300, cioè il primo giorno del nuovo anno e del nuovo secolo.
In realtà, trattandosi di un equinozio, il Capodanno “antico” oscillava tra il 25 marzo e il 1 aprile, tanto che il 25 marzo era stato fissato nei documenti solo per creare un parallelismo simbolico con la data del 25 dicembre. Quando la riforma del calendario gregoriano, nel 1582, spostò l’inizio dell’anno al 1 gennaio, per lungo tempo i vecchietti e i nostalgici continuarono a festeggiare il Capodanno in primavera, il 1 aprile, attirandosi lo scherno di chi aveva già adottato le nuove disposizioni. Da qui la tradizione del “pesce d’aprile”, cioè del boccalone che ancora non ha capito che Capodanno cade il primo gennaio.
Tornando alla giornata nazionale che celebrerà d’ora in poi il Sommo poeta, è stata simpaticamente denominata Dantedì e verrà d’ora in poi ricordata ogni anno. L’istituzione di questa ricorrenza nasce il 17 gennaio 2020 per iniziativa di un importante giornalista, Paolo di Stefano, responsabile della sezione “Cultura” del Corriere della Sera, e del Presidente onorario dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini, che hanno proposto l’idea celebrativa al Ministro dei Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, felice di accoglierla e di fissare, finalmente, un giorno dedicato all’inventore della nostra lingua “volgare”.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 01-04-2020