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Il funerale dell’ironia

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Intorno al 1880 sui periodici inglesi apparve una pubblicità che molti avrebbero definito blasfema: Papa Leone XIII raffigurato con un’espressione gaudente e, in mano, una tazza di brodo fumante benedice una gigantesca acquasantiera piena di estratto di carne Bovril, sotto lo slogan “Two Infallibles Powers”: “Due infallibili poteri”. Chiara l’allusione al dogma dell’infallibilità papale proclamato solo un decennio prima da Pio IX, dogma che avrà divertito molto gli anglicani e che si prestava perfettamente, nella sua ingenuità e supponenza, a questo scopo.
Forse è solo ad una certa distanza temporale che possiamo cogliere la comicità di certi messaggi e apprezzarne l’ironia o il sarcasmo, per questo era tristemente prevedibile la sollevazione di scudi di chi, di fronte alla nuova pubblicità del Buondì Motta, sta ancora gridando allo scandalo.
Nello spot ora oggetto di infinite polemiche, una bambina in stile “Mulino Bianco” (che richiama subito i maggiori competitors di Motta e il loro immaginario di riferimento) chiede in modo volutamente artefatto “una colazione leggera ma decisamente invitante, che possa coniugare la mia voglia di leggerezza e di golosità!”.
Già questo ha in se’ una notevole vis comica, ma non finisce qui: la madre “miscredente” nega che possa esistere tale merendina e viene immediatamente schiantata da un meteorite dalla sospetta forma di Buondì. Stessa fine fa il padre che, arrivato davanti al meteorite fumante in cerca della mamma, con grande nonchalance nega a sua volta l’esistenza  della fantomatica merendina buona, ma leggera.
Insomma, una piccola sciocchezza divertente e assurda, che tutti noi potremmo capire al volo.
Certo l’ironia non è da tutti e senza dubbio il rischio di rivolgersi a un target di famiglie, ribaltando i registri della comunicazione in modo così drastico, non è da poco, tuttavia personalmente trovo avvilente il tono scandalizzato di certi commenti.
La pubblicità fa ben di peggio senza che neppure un genitore si accorga dei messaggi aberranti veicolati dagli spot (profondamente sessisti) di giocattoli, prodotti scolastici e vestiti per bambini.
Nessuna levata di scudi per l’ostentazione del lusso, per la santificazione della trasgressione e della crudeltà. Ma basta toccare l’idilliaca e retorica immagine della famiglia perfetta per scatenare l’inferno.
Spero che il passare del tempo possa mostrare l’innocenza di alcuni spot e la gravità di certi altri, e invito tutti a scorrere le vecchie pubblicità presenti in archivio per comprendere meglio la dinamica in atto.
Chi, oggi, pubblicizzerebbe mai una tavoletta di cioccolato accostandola senza filtri ad un nero? Chi riterrebbe opportuno far reggere un vasetto di estratto di carne da una mucca sorridente, o venderebbe salumi alludendo all’esistenza del maiale? Chi oserebbe mai pubblicizzare il cacao con le silhouette di due schiave?
Decisamente gli stereotipi hanno ed hanno avuto troppo spazio nei media.
Ben vengano (a volte) i meteoriti.

© riproduzione riservata

Autore: stefania lucarelli Postato il : 06-09-2017