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Il filo rosso della vita

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Esiste il Fato?
Quante delle nostre decisioni sono libere?
Siamo davvero arbitri del nostro destino?
Gli antichi ritenevano di no e ponevano la vita degli uomini in mano agli dei, in particolare ad una “trinità” di divinità femminili che i latini chiamavano Parche, i Greci Moire e i popoli nordici Norne.
Queste figure mitologiche erano la personificazione dell’ineluttabilità del destino e avevano una natura a metà tra demone e fata, anzi proprio il termina “fata” (plurale del latino “fatum”, destino appunto) lega le divinità del destino alle fate delle fiabe moderne: le Moire e le Parche erano infatti immaginate nell’atto di tessere il (lungo o breve) filo della vita umana, riapparendo con il loro fuso in varie favole, come quella della Bella Addormentata. Significativo, a proposito di questa fiaba, notare che in ambito latino la Parca era inizialmente solo una, e aveva il compito di presiedere alle nascite. Così come Malefica, irata per una mancanza di riguardo nei suoi confronti, condanna la neonata Aurora a morire punta da un fuso, la Parca stabiliva la durata della vita accogliendo gli uomini in questo mondo.
Platone così descrive le tre Moire/Parche nel decimo libro della “Repubblica”: “Altre tre donne sedevano in cerchio a uguale distanza, ciascuna sul proprio trono: erano le Moire figlie di Ananke, Lachesi, Cloto e Atropo, vestite di bianco e col capo cinto di bende; sull’armonia delle Sirene Lachesi cantava il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro.”
Cloto, in greco antico significa “io filo” ed era colei che creava il filo dell’esistenza; Lachesi, che significa “destino”, lo avvolgeva sul fuso e stabiliva quanto del filo spettasse a ogni uomo; Atropo, che significa “inevitabile”, lo recideva alla lunghezza stabilita. Neppure gli Dei avevano il dominio sulle Moire, le quali sovente agivano anche contro la volontà di Zeus, poiché erano le entità che garantivano l’ordine perfetto del cosmo distribuendo Bene e Male secondo la Giustizia universale, senza il coinvolgimento delle passioni che dominavano anche gli Dei dell’Olimpo.
Anche le Norne della tradizione norrena erano indicate con nomi significativi e sovrapponibili a quelli delle Moire: Destino, Divenire e Necessità. Secondo la mitologia nordica, queste divinità abitavano presso la fonte del Fato che sgorgava alle radici di Yggdrasil, l’albero cosmico dove è intrecciato l’arazzo delle vicende umane fino alla fine dei tempi. Il termine Norne deriva dall’antico termine norreno “norn” che significa bisbigliatore, poiché si credeva che sussurrassero ai moribondi il proprio destino.

(Fonte: “Il diritto nella fiaba popolare europea” di Emil Mazzoleni”)

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 21-09-2017