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Il dado, lo specchio e il gadget

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Figurine della collezione Liebig - elaborazione ©Fototeca Gilardi

Sembra quanto meno anomalo, ma il dado da brodo, la moderna tecnica per produrre gli specchi e il sistematico utilizzo pubblicitario dei gadget, nascono dalla stessa mente, quella di un celeberrimo chimico tedesco: il barone Justus Von Liebig (18031873) svogliato studente di materie classiche, ma appassionato esperto di chimica, biologia e agraria.
Risale al 1835 l’idea di Liebig di rivestire d’argento uno dei due lati di una lastra di vetro, facendo depositare lentamente la polvere di metallo sulla superficie interna e creando così il moderno specchio. Prima di allora gli specchi erano stati realizzati accostando le lastre di vetro a sottili lamine di piombo o stagno o altri metalli lucidati, ma la tecnica di Liebig permise la produzione di specchi perfettamente lisci e riflettenti, su larga scala e a costi più bassi, incrementandone di conseguenza la diffusione.
Anche l’invenzione dell’estratto di carne, che lo rese celebre, era pensata per essere capillarmente diffusa a sostegno di vasti strati della popolazione che, a metà Ottocento, soffrivano di carenza di proteine. Così, nel 1850, Liebig ideò una tecnica per “concentrare la carne” in un preparato facile da conservare e trasportare, da sciogliere in acqua calda al bisogno. Fu una vera rivoluzione culinaria che vide per la prima volta anche un uso sistematico di gadget-omaggio nelle confezioni: le notissime figurine Liebig passione di numerosi collezionisti. Non fu Liebig il primo ad avere l’idea di regalare questi cartoncini collezionabili, che in quel periodo accompagnavano diversi prodotti – sono noti quelli del cacao e del caffè , o quelli delle sigarette – ma fu lui il primo a creare una vera campagna promozionale basata sulla diffusione delle sue figurine, prodotte con la tecnica della cromolitografia a 12 colori e realizzate da veri artisti, in serie da 6, 12 o 18 per ogni tema, con grande attenzione ai dettagli. Le accurate descrizioni sul retro e la scelta di temi non privi di autentico spessore culturale (dalla letteratura al teatro, dal turismo alla mitologia, dalle invenzioni alla chimica, dalla musica all’architettura, fino alla storia della fotografia) ne fecero fin dagli esordi la serie di figurine più ricercata e amata dai collezionisti.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 11-12-2019