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I tre inventori della ruota (di gomma)

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Automobile con pneumatico di scorta 1900 circa elaborazione ©Fototeca Gilardi

All’inizio furono dolori.
Dolori di schiena per la precisione.
Certo l’entusiasmo di possedere un’automobile superava ogni disagio, ma quelle ruote “da carrozza” montate sul modernissimo mezzo di trasporto orgoglio di fine Ottocento, dopo qualche tempo cominciarono ad attirare l’attenzione degli inventori di tutto il mondo. In realtà, ancor prima che nascesse l’automobile, il problema dei sobbalzi durante i viaggi in carrozza e in generale nei veicoli con ruote, aveva preoccupato le geniali menti ottocentesche. Anche la prima bicicletta, la draisina, era comparsa nel 1816 con ruote di legno e metallo, e forse proprio per questo dopo un primo entusiasmo era stata dimenticata e abbandonata. Ma il XIX era il secolo delle rivoluzioni e del progresso, l’epoca in cui le idee sembravano nascere come funghi e nel giro di un decennio, a molti km di distanza l’uno dall’altro, due inventori che sarebbero passati alla storia stavano per cambiare le sorti del trasporto su ruota.
Si conosceva da poco la proprietà del lattice ricavato dall’ “Hevea brasiliensis”, una sostanza vischiosa che, lavorata a caldo, dava un materiale elastico e malleabile: la gomma. Questa sostanza aveva conquistato molti appassionati inventori, ma nessuno quanto lo statunitense Charles Goodyear il quale, convinto che nonostante la poca resistenza della gomma agli sbalzi di temperatura, questo fosse “il materiale del futuro” girava per New Heaven indossando abiti e un bastone da passeggio fatti di gomma. Povero e costantemente rimproverato dalla moglie per questa fissazione, sperimentando vari metodi per ovviare al problema della resistenza a caldo e freddo, fu solo per caso che Mr. Goodyear nel 1839, mescolando zolfo all’impasto di gomma e infilandolo nel forno per non farsi scoprire dai familiari, inventò la vulcanizzazione. Aveva ottenuto un prodotto resistente agli sbalzi climatici e lo utilizzò immediatamente per rivestire i cerchi della carrozza, brevettandolo però solo nel 1844 e non ricavandone mai vantaggi economici.
Solo 2 anni dopo il brevetto della gomma vulcanizzata di Goodyear, il 10 giugno 1846 un giovanissimo ingegnere scozzese Robert William Thomson depositava a Londra un’idea che sarebbe rimasta a prendere polvere per qualche decennio nell’indifferenza generale: un brevetto dal titolo “Applicazione di supporti elastici intorno alle ruote di veicoli, allo scopo di diminuire lo sforzo necessario a trainarli, rendere il loro movimento più facile e attutire il rumore che fanno quando si muovono”. Praticamente … il primo pneumatico.
Thomson ottenne solo il privilegio di esser l’unico della sua città a girare con una carrozza comoda.
A quel tempo infatti le biciclette erano state temporaneamente accantonate (il primo velocipede tornerà in auge nel 1860 circa) e i progetti per i primi motori da applicare alle carrozze (a vapore ed elettrici) erano solo all’inizio. Praticamente non esisteva ancora un mercato, un’industria che richiedesse queste applicazioni.
Ma quando, da bravo padre, John Boyd Dunlop decise di alleggerire le ruote del triciclo del figlio riempiendole d’aria, era già il 1888, tutti giravano in bicicletta e lui si trovò così ad aver inventato gli pneumatici moderni. A differenza del suo conterraneo Thomson, Dunlop depositò il brevetto immediatamente e la fortuna gli arrise quando William Hume, un ciclista di non eccelse capacità, decise di applicare questo prototipo alla sua bicicletta vincendo tre gare una dietro l’altra: nel giro di pochi giorni la ditta che aveva montato quelle ruote, ricevette ben cinquanta richieste di biciclette equipaggiate con l’invenzione di Dunlop. Pochi mesi dopo si trasformò nella Pneumatic Tyre and Booth’s Cycle Agency Limited. Ma neppure Dunlop era destinato ad arricchirsi: nel 1890 un funzionario dell’ufficio brevetti di Londra ritrovò il brevetto depositato da Thomson, e Dunlop riconobbe di essere arrivato secondo, nonostante ignorasse le ricerche del predecessore.
I decenni successivi furono solo un susseguirsi di perfezionamenti relativi ai battistrada, all’aggancio del copertone sulle ruote, alla tenuta generale dei materiali e così via, ma ormai l’epoca dell’automobile era avviata.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 27-03-2019