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I Patroni degli animali

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 Miracolo di Sant'Eligio di Noyon - fotografia ©Fototeca Gilardi

Un tempo in campagna il rapporto uomo-animale (fatto salvo l’occasionale utilizzo per il sostentamento alimentare) era un rapporto fatto spesso di fatiche condivise, in cui l’uomo usava l’animale per i lavori più pesanti, e in cambio li curava come figli (a volte più dei figli) perché la sua vita dipendeva da loro e il suo benessere dipendeva dal fatto che i suoi animali fossero forti e in buona salute. Oltre a quelli domestici e da cortile, in campagna circolavano tutta una serie di creature che accompagnavano la vita quotidiana. Così, come vuole una mentalità che vede tutti gli elementi naturali interdipendenti, la tradizione popolare ha immaginato che, come l’uomo, anche tutti questi viventi fossero protetti da un santo patrono, anzi da più Santi, uno per ogni animale o gruppo di animali simili.
Il cane, principale compagno e da millenni amatissimo amico dell’uomo, aveva due patroni: San Rocco (che, colpito dalla peste, guarì grazie all’aiuto di un cane che gli procurava cibo rubandolo alla mensa del suo ricco padrone) e Sant’Uberto di Tongeren-Maastricht, appassionato cacciatore che, dopo la visione di un cervo che aveva una croce tra le corna, si dedicò alla vita religiosa e all’allevamento di cani da caccia … insomma vocazione per la nostra sensibilità parecchio discutibile, ma almeno i cani potevano dirsi al sicuro.
Santa Gertrude di Nivelles è ben conosciuta per essere la protettrice dei nostri amati gatti in quanto (spiace per gli amanti dei ratti) nemica giurata dei topi.
A protezione di galli e galline erano invocati San Gallo di Bregenz (per assonanza col nome, dato che in realtà San Gallo pare avesse più confidenza con gli orsi) e San Lamberto di Maastricht, addetto anche a scongiurare le malattie di tutti gli animali. Come San Lamberto (e San Francesco d’Assisi), anche Sant’Antonio Abate è uno di quei Santi che rappresentano una “copertura globale” della fauna domestica: sempre accompagnato nell’iconografia da maiali o cinghiali, presiede ancora oggi alla benedizione di stalle e animali domestici nel giorno anticamente dedicato dai celti a Lug, la divinità della luce a cui erano consacrati proprio cinghiali e maiali, e in area latina alle Feste sementine durante le quali si sacrificava una scrofa gravida alla dea Cerere.
Il già citato San Gallo, oltre a proteggere i pollai, estendeva la sua benevolenza con San Biagio di Sebaste e San Francesco d’Assisi anche ad altri piccoli volatili come i passeri, i cuculi, i merli, le civette e i pipistrelli, mentre le oche potevano avvalersi del potente San Martino di Tours che, per merito loro, era diventato vescovo.
Ma animali ben più grandi avevano i loro santi patroni di tutto rispetto.
Le mucche e i buoi non potevano che avvalersi della protezione di San Bovo di Voghera (per lo stesso motivo di San Gallo e le galline), ma anche di San Colmano di Stockerau e di San Cornelio papa, che protegge tutti gli animali con le corna da quando due buoi lo aiutarono a scappare in Francia inseguito da bellicosi legionari romani.
Gli eleganti, amatissimi e preziosi cavalli annoverano tra i loro patroni ben 4 santi oltre a Sant’Antonio abate: sant’Eligio di Noyon (che riattaccò miracolosamente la zampa a un cavallo e da allora protegge anche maniscalchi e veterinari), San Giorgio (raffigurato in sella a proteggere i cavalieri), San Marcello papa (“condannato” dall’imperatore Massimiano ad accudire equini in una casa patrizia, trasformata in stalla per aver ospitato una Messa celebrata da Marcello) e San Martino (che, a cavallo, taglia il suo mantello in due per donarne metà a un povero).
Le pecore ricadono invece sotto la protezione di Sant’Apollinare (rappresentato come pastore legato alle pecore per mezzo di un filo rosso), di San Pasquale Baylon (garzone di un pastore che sentì la vocazione mentre portava le pecore al pascolo) e di Santa Bernadette (che protegge i pastori e i loro greggi).
I diffusissimi bachi da seta ricadevano sotto l’egida di San Giobbe, celebre per le sue piaghe purulente di parassiti (associati dalla civiltà contadina ai bachi) e San Marco poiché le uova dei bachi si schiudevano proprio nei giorni intorno alla festa del Santo il 25 aprile, ma potevano avvalersi addirittura dell’aiuto di Maria Vergine.
Due pezzi da novanta proteggevano infine le api, animali piccoli ma indispensabili alla vita umana: Sant’Ambrogio che, come Santa Rita da Cascia, nella culla ricevette la visita di uno sciame di api che si posarono sul suo viso senza fargli alcun male, e San Bernardo da Chiaravalle chiamato doctor mellifluus (dottore fluente come il miele) per la sua capacità oratoria, e fautore (con i cistercensi) dello sviluppo agricolo dell’area lombarda.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 21-02-2018