~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

Fototeca con il PH che diventa FH e poi alla fine… si Materializza

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La saga di Ph-Fhototeca nella biblioteca di Patrizia Piccini ©Fototeca Gilardi

Sullo scaffale della mia biblioteca fa bella mostra di sé la collezione completa di quella che mi piace chiamare la “saga” di Phototeca. Questa pubblicazione era talmente densa di contenuti che, come spesso amavano ripetere Ando Gilardi e Roberta Clerici  – suoi pirotecnici curatori –  con le idee stipate in un numero, saggiamente amministrate, si potevano

far uscire almeno due numeri di una qualsiasi delle altre riviste “normali” di immagini… questa rivista era insomma a detta dei suoi stessi curatori, allegramente e volutamente “abnorme”. La stessa sensazione, veniva percepita dalla redazione e dai collaboratori come un vero e proprio orgoglio di appartenenza: far parte di un’oasi di libertà e di pacioccona trasgressione che prendeva in giro pure i trasgressivi… era tutto un programma: anarchia al cubo. I testi di Ando Gilardi erano un mix di atroci verità e divertenti invenzioni, la rilettura ogni tanto fa bene ai neuroni, fanno ginnastica e poi stretching.

Dal n. 1 al n. 22 la redazione di Phototeca ha cambiato tre sedi: all’inizio nessuno ci credeva e così Roberta e Ando la fabbricavano in una stanzetta dietro una nuova libreria dedicata alle immagini al centro di Milano,  che si chiamava Visualbook. Questa libreria non aveva vetrine, era situata in un interno e vendeva soprattutto per corrispondenza; sui suoi scaffali arrivavano fotolibri da tutto il mondo e esaminando la produzione internazionale di libri d’immagini, la percentuale più alta era dedicata all’eros perciò la libreria rispecchiava questa proporzione. I collaboratori di Phototeca lavoravano agli articoli ognuno in remoto nel proprio studio e passavano nella stanzetta con Ando e Roberta solo il tempo utile per concordare i temi e progettare in base alle immagini, gli svolgimenti. La convivenza con questa foto-libreria è stato fondamento utile alla nascita e alla crescita dei primi numeri di Phototeca. Successivamente la redazione si è spostata in un ampio spazio in corso Venezia, open space soppalcato nello stesso stabile dove aveva sede anche la sua casa editrice di allora, Publimedia; questo trasloco ha coinciso anche con la mia assunzione, dal n° 7 sono stata ingaggiata e messa in colophon: “redazione, Patrizia Piccini”. Proprio così, la redazione …ero io. (Sinceramente è stato il periodo più bello della mia vita) Phototeca aveva due direttori, un art director, un grafico, un redattore e innumerevoli collaboratori esterni.  Ciascuno di noi aveva una propria scrivania, tranne i collaboratori continuavano a lavorare ciascuno nel proprio studio e in redazione si facevano, come prima, solo riunioni periodiche separatamente con ciascuno, all’inizio di ogni monografia. Il collaboratore veniva informato sul tema della stessa e incoraggiato a trovare lo svolgimento in base alla proprie competenze, oppure addirittura i direttori gli chiedevano di muoversi con le ricerche su una tematica precisa che sapevano a lui/lei familiare e di competenza. Ando e Roberta trovavano i temi e poi costruivano il timone del numero, cioè uno schema che visualizzasse tutti i servizi  e le pagine dedicate a ciascuno, cosicché si potesse calcolare le immagini che ci stavano e di conseguenza il testo. Infine la redazione, grafico e i direttori si sono dopo qualche anno, spostati (definitivamente) in Via degli Imbriani, alla Bovisa… nella sede della Fototeca Gilardi. Nella costruzione di ciascuna monografia, la partenza erano comunque sempre le figure, una selezione di immagini preparata da Roberta o proposta dal collaboratore stesso.  Quando si avevano tutte le illustrazioni e i testi, si portava insieme al grafico (Cristina Bacigalupo), ciascun servizio dall’art director (Giancarlo Iliprandi) al quale Roberta riassumeva il contenuto, in modo che anche con l’impaginato venisse illustrato il tema. Ogni numero un font diverso e ferma restando la gabbia, fregi, titoli, spazi diversi.

Dopo il numero 22 Phototeca cambia editore e la Ph diventa sfacciatamente Fhototeca, come le magliette taroccate… diventa il tarocco di se stessa… divertente, dai! per “pura follia” come spiega Ando in un suo editoriale a commento. Dal numero 23 redazione e direzione acquistano ancora più libertà:  Fhototeca non ha più pubblicità interna alla rivista niente limiti a toni e contenuti. Roberta e Ando si scatenano. Il lato negativo è che senza la vendita di pagine pubblicitarie la rivista deve fare i conti con un budget ridotto; quindi con la possibilità di ingaggiare o meno collaboratori esterni. Nemmeno l’art director ce la fa più a sopportare la stretta e lascia nobilmente il campo al giovane grafico solo. Cambia tutto, tranne il metodo di affrontare la costruzione di ogni numero così come descritto sopra. Nel frattempo in parallelo proseguono i numeri di Storia Infame della Fotografia Pornograficama quello è un discorso a parte che affronterò un’altra volta. Sul finire della saga l’ultimo anno, Fhototeca cambia ancora aspetto e si trasforma in Materiali e per spiegare che cos’è stato non trovo parole migliori di quelle di Ando che perciò qui vi trascrivo: «La pubblicazione di 47 numeri (…) ha inesorabilmente esaurito allo stato attuale della teoria, della sociologia e della filosofia delle Immagini, ogni argomentato problema sufficientemente. Solo le immagini sono “inesauribili” nella varietà delle loro forme ma non i generi, le parole. Così minaccia anche questa collana quella maledizione che schiaccia da tempo ogni prodotto visivo: i film, i fumetti, i fotoromanzi, la televisione. Solo l’imbecillità, o la noia, o l’angoscia, raramente l’ironia, consentono di fissare ancora uno schermo, o sfogliare un illustrato periodico. Poiché non accettiamo la fine degli altri prodotti d’immagine, come allegre fenici petrolifere PHOTOTECA, INDEX, STORIA INFAME, FHOTOTECA si bruciano e dalle loro ceneri nasce più viva che mai MATERIALI.» Amen.

Autore: patrizia piccini Postato il : 06-01-2017