~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

Fondoschiena e cespugli.

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(Cartoline a Ponzone) a cura di Lost Dream Editions

«Ce ne vuole di talento per riuscire a fotografare uno splendido fondoschiena femminile senza riuscire a ottenere un’immagine erotica: Edward Weston riusciva a produrne di pornografiche riprendendo dei peperoni».

Con queste o simili parole Ando Gilardi avrebbe probabilmente commentato, con sarcasmo più che giustificato, alcune osservazioni sessualmente “negazioniste” sull’affascinante fotografia postata da Steve Gobesso il 10 maggio 2014 su WE DO THE REST. Quell’immagine, prelevata sul Gargano nel 1978, me ne aveva subito fatto ricordare un’altra, prelevata a più di mille chilometri di distanza e cinquant’anni prima: da Eugène Atget, a Parigi nel 1925 circa. Gli eredi del grande fotografo che amava riprendere nella luce dell’alba vie e piazze solitarie della sua città avrebbero potuto intentare causa per plagio a Steve Gobesso, come ha avuto la faccia tosta di fare uno studio legale per una fotografia di uno sperduto isolotto con quattro alberi ( si veda la “Fotocrazia” di Michele Smargiassi pubblicata il 2 aprile 2014: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2014/04/02/giu-le-mani-dallangolatura/ ), sostenendo un fantomatico “copyright del fondoschiena” ripreso da un certo angolo visuale. Ma, tralasciando queste futili vicende e passando a parlare di cose serie, esistono invece dei fotografi, “pervertiti” come Weston, che riescono, prelevando l’immagine di un cespuglio fiorito a primavera, a ottenere un’icona erotica: o «pornografica», come l’avevo commentata perché tale mi era parsa. Mi piace assai lo sguardo puro e sessuale che Massimo Tranquillo condivide con noi su WE DO THE REST: l’apparente ossimoro scompare se per “puro” intendiamo l’atto del vedere che non è stato inquinato da una assurda visione ideologica del mondo in cui viviamo. Assurdità che emerge con prepotenza ad una attenta analisi della bella fotografia “pornografica” di MassimoTranquillo riprodotta in questo post. Perché nella stessa immagine convive, accanto alla lussureggiante “pornografia” del cespuglio, una visione della vita che la nega, in quanto ne azzera il valore, considerandola una effimera anteprima della vera vita futura. La troviamo sintetizzata nei nomi cui sono state intitolate le vie che s’incontrano con l’ “osceno” cespuglio: sono quelli di due uomini di Chiesa, dei quali uno mi è più caro perché vittima della violenza fascista, esponenti di una visione della vita in totale disaccordo con la “pornografia” prorompente dal cespuglio, che ha convinto Massimo Tranquillo a fotografarlo. È la vita che è erotica, o pornografica se si preferisce, è grazie al naturale desiderio che la vita si riproduce, desiderio che, se non “inquinato” da religioni sessuofobiche, può preludere anche a un intenso piacere psicofisico. Dal momento che apparteniamo a una specie capace di astrazione simbolica, non si capisce proprio per quale ragione il desiderio sessuale, l’erotismo, dovrebbe essere assente in ciò che visualizziamo: Pablo Picasso si è spinto anche oltre, affermando che senza erotismo non esiste opera d’arte. Non c’è dubbio comunque che se, per riprodurre la vita, dovessimo tagliarci un dito, strada che è stata sperimentata dalla natura per altre forme di vita meno “fortunate”, oggi non saremmo circa sei miliardi di animali “simbolici”.

Nell’immagine: Massimo Tranquillo, fotografia pubblicata su WE DO THE REST il 18 aprile 2014.

Autore: nello rossi Postato il : 07-07-2014