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Crow Fair, la festa dei Nativi Americani

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 bandiera americana portata in rassegna da un nativo americano alla Fiera Crow, Billings, Montana Foto Raffaella Milandri ©Fototeca Gilardi/Milandri

Nel Montana, ogni terza settimana di agosto, sul terreno circostante il Little Big Horn nei pressi di Billings si tiene la Crow Fair, l’annuale festa in cui i nativi americani di tutte le tribù delle Grandi Pianure si radunano per celebrare le loro antiche tradizioni. Tra parate, danze cerimoniali (il famoso pow-wow) e rodei, tra bancarelle di cibo ed esibizioni a cavallo, i discendenti di coloro che un tempo erano antichi e fieri guerrieri, ogni estate dal 1904 tengono viva la memoria di ciò che fu.
La Fiera prende il nome dalla prima tribù indiana che si alleò con i colonizzatori bianchi: i Corvi, o meglio (come si definivano loro) gli Sparvieri. Invisi per molto tempo alla maggior parte degli altri nativi americani, i Crow dopo il 1820 avevano sposato quasi totalmente la causa degli “yankees” fornendo loro informazioni sul territorio in cui si rifugiavano i ribelli Sioux e Cheyenne, insegnando loro i codici di comunicazione, dal linguaggio dei segni, ai segnali di fumo, alla ritmica dei tamburi.
Questa scelta secondo gli studiosi, pare si debba alla particolare cultura di questa tribù i cui avi giunsero nel continente americano nel 2000 a.C. provenienti dal confine est della Mongolia. A differenza delle altre popolazioni di origine mongola che erano migrate dall’Asia in America 15.000 anni prima, i Crow avevano un legame genetico con le popolazioni Manchu. La loro religione non prevedeva un “aldilà” dopo la morte e la loro organizzazione sociale era matriarcale (l’autorità più alta per i Crow era la Sciamana).
Giunti in territorio americano si erano pacificamente mescolati con le popolazioni migrate migliaia di anni prima che facevano vita sedentaria e coltivavano mais, gli Hidatsa. Quando nel XVI secolo iniziarono ad arrivare i primi coloni Europei, per i discendenti dei Crow originari fu istintivo decidere di accettare ed assorbire i nuovi arrivati, entrando in conflitto con gli altri Nativi, così si staccarono dagli Hidatsa e si diressero verso le Montagne Rocciose, stabilendo lì una nuova tribù non più di agricoltori pacifici, ma di guerrieri e cacciatori. Dotati di un credo molto terreno che non prevedeva una vita dopo la morte, i Crow aspiravano a soddisfazioni o onori in questa vita e con risoluto senso pratico giudicavano autolesionista resistere ad un nemico così tanto più forte di loro andando incontro allo sterminio. Convinti che la vita è una continua trasformazione e che la scelta più saggia per non estinguersi, è quella di assecondare (pur con sofferenza) il cambiamento, non fecero muro contro i colonizzatori e vennero da essi assimilati con minor danno. Molti di essi si arruolarono nelle fila dell’Esercito e si prestarono docilmente al processo di ”civilizzazione”, arrivando ad ottenere cariche prestigiose nelle varie Istituzioni create dal Governo Americano per controllare le Riserve. Certo la loro scelta non fu semplice, né priva di ripensamenti o di grosse perdite: come alleati del Generale Custer furono anch’essi massacrati proprio a Little BigHorn.
La storia vide così riconosciuto l’onore (ma non la vita) delle più grandi tribù americane, della loro spiritualità, della loro armonia tra uomo e natura, mentre l’onore dei Crow “servi dei bianchi”, fu spesso lo scotto pagato in cambio della sopravvivenza.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 10-06-2019