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Che bestie!

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Nati sulla traccia del Physiologus (opera greca che offriva l’interpretazione degli animali e delle loro caratteristiche in chiave simbolica e religiosa) i Bestiari sono tra le più affascinanti produzioni culturali d’epoca medievale.
Nel pensiero medievale ogni oggetto, prima di possedere una valenza materiale e oggettiva,  possedeva una funzione simbolica :  l’universo era visto come un enorme repertorio di messaggi divini e nei famosi Bestiari gli animali e i loro comportamenti erano descritti  brevemente, con larghe concessioni alla fantasia e accompagnati, oltre che da splendide miniature,  da spiegazioni moralizzanti e riferimenti biblici.
Non che gli studiosi e gli artisti medievali  fossero incapaci di descrivere con precisione un qualsiasi animale, anzi la loro competenza era notevole, ma lo scopo dei Bestiari non era certo una classificazione scientifica come quella che faranno  Linneo o Lamarck nel  1700.
Lo scopo era morale ed “educativo”, molto più vicino alle favolette di Esopo che ad un testo di zoologia e gli animali (mescolati tranquillamente a creature di pura fantasia come il basilisco o le sirene) non erano che lo specchio dei vizi e delle virtù umane.
L’elefante ad esempio, era considerato nemico mortale del drago; si raccontava che, prima di accoppiarsi, il maschio si purificasse mangiando una pianta dagli straordinari poteri, la mandragora, e che la femmina fosse talmente pudica da partorire in acqua.
Secondo gli autori dei Bestiari, la gazza, parente del corvo e della cornacchia, possedeva la grande intelligenza di questi due uccelli e, come loro, era nemica della civetta e amica della volpe (simbolo di furbizia). Il suo piumaggio bianco e nero ne sottolineava la duplice natura: chiacchierona, golosa e ladruncola da un lato, simpatica e gaia dall’altro.
I cavalli dal manto bianco e nero come la gazza avevano  anch’essi la reputazione di essere allegri e di buona compagnia.
Il cervo aveva la fama di vivere mille anni; la donnola quella di concepire i piccoli attraverso la bocca e di partorirli dall’orecchio; il toro quella di perdere le forze se legato a un fico; il caprone quella di avere sempre la febbre e un sangue cosí caldo da perforare il diamante.
Lo struzzo era considerato una specie di cammello in grado di ingoiare qualsiasi cosa, compresi gli oggetti di metallo; la lince, un gigantesco verme bianco il cui sguardo trapassava i muri; la iena sarebbe stata in grado di cambiare sesso a suo piacimento e la rondine, di mangiare, bere e dormire volando e , naturalmente , il leone era simbolo di regalità.
Anche la pantera nei bestiari possedeva doti straordinarie: coperta da un magnifico mantello di vari colori, per lo più sette, numero considerato perfetto nel Medioevo, aveva un alito meraviglioso capace di attirare tutti gli animali, eccetto il drago suo nemico, che fuggiva al solo sentirne il fiato, rappresentava l’immagine stessa di Cristo, che fa scappare il diavolo e riunisce intorno a sé gli uomini e le donne virtuosi.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 12-07-2013