~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

Astro Donne – La Leonessa Maria Josè del Belgio

Tag:, ,

Astro Donne - La Leonessa Maria Josè del Belgio - ritratto della Principessa di Ghitta Carell - elaborazione ©Fototeca Gilardi

“Cosa significava per me diventare regina d’Italia? Aiutare i poveri. Ad otto anni avevo un quadretto con questa scritta: quando sarò in Italia avrò il nome di tutti i poveri e ad ognuno darò qualcosa”.

Maria Josè del Belgio, futura moglie di Umberto II di Savoia e ultima regina d’Italia, nasce il 4 agosto 1906 sotto il segno del Leone. La sua Luna Aquario e l’ascendente Cancro emergono in modo prepotente già in queste fantasie di bambina, dove la generosità leonina e la consapevolezza di ricoprire un ruolo importante si orientano verso scopi sociali. Il Leone è un sovrano naturale, un magnanimo che risplende per sé e per tutti coloro che lo circondano, irradiando luce, calore e benessere. Questo archetipo, questa tipologia di temperamento, porta spontaneamente i nativi del segno a pensarsi come un Sole attorno al quale tutto ruota, un Sole che scalda e dà vita al suo universo. Questo spiega bene come il pensiero di Maria Josè bambina fosse, astrologicamente parlando, qualcosa di totalmente spontaneo e naturale.
Ultimogenita dei sovrani del Belgio, viene educata in un ambiente culturalmente aperto e anticonformista, già destinata fin dall’infanzia al matrimonio con l’affascinante figlio dei sovrani d’Italia. Suo padre Alberto tutti i giorni per un paio d’ore la istruisce sulla storia d’Italia e in seguito la manderà in Toscana a studiare direttamente l’italiano. Da buona Leonessa Maria Josè ha una grande energia positiva, non ha complessi di sorta e la sua mente è vivace e spiritosa. Marte in Leone strettamente congiunto al Sole e in prima casa, la rende una instancabile sportiva (sarà la prima donna a scalare il Cervino) e una ragazza spontanea e diretta. Racconta lei stessa che il primo incontro con il futuro fidanzato Umberto (che lei chiamerà sempre “il Re”) si svolse all’insegna di grandi risate e scherzi, grazie alle sue marachelle che divertivano molto il tredicenne Umberto, cresciuto nella rigorosa e severissima corte sabauda.
Da parte sua l’undicenne Maria Josè resta subito colpita dalla maturità del giovane principe che vedendola dare pane bianco ai piccioni in piazza San Marco, la riprende ricordandole che in tempo di guerra (siamo nel 1917) si tratta di un intollerabile spreco. La Venere in Vergine della principessina belga (tra l’altro congiunta strettamente al Sole in Vergine di Umberto) la fa innamorare immediatamente di questo bel ragazzo così parco e rigoroso, così attento alle condizioni del popolo; il segno della Vergine è molto sensibile al tema dello spreco, apprezza questo tipo di severità e niente avrebbe potuto far innamorare di più la Venere Vergine di Maria Josè che un principe tanto preoccupato delle condizioni dei più poveri che lei già pensava come destinatari della propria opera di futura regina.
Il matrimonio tra i due avverrà però in circostanze molto meno allegre. Siamo nel 1930, in pieno regime fascista e la corte sabauda non ha poi molta libertà di movimento. Maria Josè è mal vista dal duce e dai gerarchi per le sue idee apertamente socialiste e per la sua indole libera, tanto lontana dalla figura femminile sottomessa e prolifica in cui il regime vorrebbe imprigionare tutte le italiane. La cerimonia è sfarzosa, perfetta per una leonessa e il suo abito è stato disegnato nientemeno che dallo sposo. Sotto i suoi occhi sfilano le delegazioni di tutte le regioni d’Italia, quell’Italia che lei, piena di curiosità per la storia e l’archeologia, ama appassionatamente. Il regime le imporrebbe di italianizzare il suo nome in Maria Giuseppina, ma lei firma i registri matrimoniali col nome “Maria Josè” in aperta sfida a chi la vorrebbe diversa. In meno di un decennio, nonostante la perfetta immagine di consorte del principe ereditario, è così fortemente disallineata con le scelte ufficiali del Re, tanto fiduciosa che Umberto potrebbe essere un sovrano migliore di suo padre e tanto ostile a Mussolini, da diventare il punto di riferimento di molti antifascisti, a partire da Benedetto Croce il primo oppositore del regime, che incontrerà clandestinamente a Napoli già nel 1931. Spinta dall’idealismo della sua Luna Aquariana nel settimo settore (quello che rappresenta l’Altro, l’alternativa) opposta al suo Sole Leone in prima casa, Maria Josè divenne presto consapevole che non avrebbe mai regnato, che la sua naturale regalità era minata in partenza; si rese conto prima di tutti che probabilmente lei e Umberto non sarebbero mai diventati sovrani e disse esplicitamente a Galeazzo Ciano che suo figlio Vittorio Emanuele avrebbe dovuto imparare un mestiere poiché non sarebbe mai stato Re. Dichiarava apertamente:  “Se non fossi quello che sono, sarei contro tutte le dinastie“.
Si definiva una persona concreta e c’era da crederle, con quell’Urano in Capricorno, nel settore del quotidiano e della “normalità”, ma possedeva un’autorità naturale e un coraggio tali da suscitare una certa timorosa ammirazione anche in Hitler (che lei detestava), nonostante il dittatore le avesse negato ogni concessione quando lei aveva tentato di intercedere a favore del fratello durante l’occupazione nazista del Belgio.
Alla vigilia dell’Armistizio venne relegata dal Re suo suocero nella tenuta di Sant’Anna di Valdieri con i quattro figli, per impedirle di sostenere attivamente la causa antifascista, ma lei ben presto fuggì con i bambini in Svizzera.
Da lì riprenderà i contatti con i partigiani per rientrare in Italia nel febbraio 1945, attraversando le Alpi con gli sci in compagnia di pochi fedelissimi. La forza del suo Marte Leone (fattore di coraggio), il suo Saturno (resistenza) in Pesci, la capacità di improvvisazione e la fiducia nella provvidenza (doni dell’accoppiata Giove-Nettuno in 12^ casa)  la sostennero in questo concitato periodo in cui si riunì con Umberto (che non vedeva da due anni) ed affrontò il difficile passaggio che vide l’Italia trasformarsi in Repubblica, e tutti i Savoia divenire degli indesiderati.  L’esilio d’altronde era ben segnato nel suo Tema Natale dalla posizione di Saturno nella nona casa e per di più opposto a Venere: pur mantenendo sempre affettuosi rapporti e una profonda stima reciproca, Maria Josè e Umberto scelsero due luoghi di esilio differenti, lei in Svizzera e lui in Portogallo e d’allora in poi si incontrarono solo nelle occasioni ufficiali. Sempre refrattaria ad ogni imposizione, negli anni che seguirono, la “Regina di Maggio” passò varie volte segretamente il confine per visitare il suo paese d’adozione che quella  Venere ferita continuò ad amare fino alla fine dei suoi giorni.
© riproduzione riservata

Autore: stefania lucarelli Postato il : 01-08-2019