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Aria di sagre e feste patronali

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 Processione religiosa,  Fotografia di Ando Gilardi, Albano di Lucania, 1957 ©FototecaGilardi

Non si può negare che l’Illuminismo abbia dato una svolta alla storia occidentale, eppure ci sono eventi che nessuna rivoluzione razionalista degli ultimi secoli è riuscita a sradicare: le feste patronali, che soprattutto nella bella stagione diventano occasione di sagre, giochi, balli e spettacoli che attirano turisti da tutto il mondo.
In gran parte d’Europa ogni città e paesino, da secoli, ha in calendario una Festa dedicata al Patrono locale (spesso coincidente con antichi rituali in onore di divinità pre-cristiane) che ferma la vita cittadina, in modo più o meno vistoso. Si va dalla semplice chiusura delle scuole e delle attività economiche, fino alle celebrazioni con fuochi d’artificio e processioni folcloristiche. E non manca mai un cibo particolare, generalmente dolce e con una forma che ricorda il martirio del Santo, dedicato al Patrono e offerto durante la festa.
In alcuni casi il Santo Patrono è un antico vescovo della città famoso per la sua bontà o per qualche salvataggio miracoloso della popolazione, come nel caso di Milano con Sant’Ambrogio, festeggiato il 7 dicembre e coadiuvato nella sua opera di patronato da San Galdino e San Carlo Borromeo, forse per la sua proverbiale tendenza a sottrarsi alle responsabilità vescovili.
In altri casi il santo è attribuito dopo un lungo periodo di “prova”, come nel caso di Firenze, che dovette guadagnarsi con fatica un protettore di grosso calibro come Giovanni Battista, la cui festa cade il 24 giugno. Pare infatti che i fiorentini fossero affezionati al patrono precedente, nientemeno che il Dio Marte, la cui statua rimase all’inizio del Ponte Vecchio fino al 1333 quando una piena dell’Arno la distrusse. La scelta di San Giovanni Battista come patrono della città di Firenze avvenne probabilmente perché la sua figura nell’immaginario comune, portava con se’ le caratteristiche belligeranti e coraggiose del dio romano. Per celebrare Giovanni Battista anticamente i nobili fiorentini erano obbligati a donare dei grossi ceri riccamente ornati da bruciare davanti al suo Battistero, ma anche in seguito il fuoco restò protagonista della festa con uno spettacolo pirotecnico lungo l’Arno. Da 12 anni la festa patronale fiorentina è rimasta orfana di una finale di calcio in costume medievale, abolita a causa della troppa violenza che la caratterizzava.
I santi Pietro e Paolo che proteggono Roma, pare siano i “sostituti” cristiani di Quirino, antichissima divinità, poi assimilato a Romolo, e del gemello Remo a cui Romolo è associato nell’iconografia antica. Ma la confusione iconografica e religiosa può toccare vette eccelse di entropia quando troviamo un San Romolo, poi divenuto San Remo, patrono dell’omonima città ligure e un San Quirino patrono di Correggio.
A volte il patrono diventa un illustre cittadino del luogo che è andato per il mondo a svolgere la sua missione di santità, ma di cui la città (o regione) si riappropria per una sorta di orgoglio postumo, come nel caso di San Francesco da Paola, patrono della regione Sicilia. Altre volte al contrario il patrono è uno straniero, un santo immigrato, che ha portato la sua opera meritoria in un paese diverso dal proprio, come San Zeno vescovo mauritano, scelto come patrono dai Veronesi o l’egiziano San Defendente, patrono di Torre Canavese (TO) o l’irlandese San Cataldo patrono di Taranto.
Ci sono poi casi di patroni che danno addirittura il nome alla città o al paese di cui sono protettori, basti pensare a San Casciano Val di Pesa, Santa Margherita ligure, Saint Moritz, Santiago di Compostela, Monte Sant’Angelo e così via. Tutta Europa è costellata di paesi e cittadine il cui nome ricorda il santo patrono. Al contrario abbiamo città come Assisi, il cui patrono sembrerebbe scontato, ma non lo è, infatti ad Assisi San Francesco lascia il posto a San Rufino, primo vescovo della città.
La Chiesa cattolica pone tutti gli Stati e città del mondo sotto l’egida di questo o quel Santo, ma non sempre questa attribuzione è recepita dalla popolazione. Negli Stati Uniti ad esempio, che la chiesa ha posto d’ufficio sotto il “controllo” dalla Madonna Immacolata, in realtà le feste patronali cattoliche sono celebrate dalle varie comunità che portano con sè le tradizioni del paese d’origine. Vediamo infatti animarsi le strade in particolare due volte l’anno, grazie al vivace folklore della comunità irlandese che colora di verde la Fifth Avenue per la Festa di St. Patrick il 17 marzo e, 6 mesi dopo, un tripudio di stand gastronomici (preventivamente benedetti), processioni, parate, giochi, contest canori, in occasione della napoletanissima festa degli italoamericani per San Gennaro, che per ben 11 giorni portano in Mulberry Street le tradizioni mai dimenticate degli avi.

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Autore: stefania lucarelli Postato il : 05-04-2018