~ Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi ~

I misteri della Fotografia

Tutti sanno prendere fotografie usando un mezzo che le sa fare, l'”apparecchio”. Ma prendere una cosa non significa sapere che cosa … la cosa è in sé. Tutti sanno suonare il campanello di una porta e viene ad aprire una persona: ma chi è? come ? perché? Poi quello che apre la porta è nato dal bottone che ho schiacciato? …. Eh eh amici: questo è il mistero chiamato Fotografia, noi cerchiamo di risolverlo in piccoli dialoghi.

Tanti hanno creduto di “spiegare” subito la Fotografia chiamandola Arte: dunque hanno pensato esiste l’arte del disegno, della pittura, della scultura, dell’incisione … eccetera e adesso ecco che è arrivata anche l’arte della Fotografia…. Immaginate una cosa: nel 1839 invece del dagherrotipo è stato scoperto il registratore e uno ha registrato, ad esempio, il raglio di un asino. Poi lo ha fatto ascoltare dicendo è nata la musica del raglio, è nata la musica dell’asino! …. Stupido vero? Ebbene invece del raglio ha registrato l’immagine dell’asino e adesso grida è nata l’arte degli asini, è nata l’arte degli asini…

Sapere prendere (prendere!) le fotografie con un apparecchio, una macchina, che le fa è facile facilissimo… Poi chi ha schiacciato il bottone le firma come autore, le mostra e dice «guarda che bella foto che ho fatto, ti piace?» …. Niente di male anzi tutto di bene e ne siamo tutti contenti …. Una domanda, però: il vero autore della fotografia non è invece l’autore, anzi gli autori che hanno fatto l’apparecchio? L’autore della musica è chi l’ascolta? Il fotografo è un ascoltatore di immagini prodotte da un mezzo chiamato strumento musicale. L’apparecchio fotografico è uno strumento che suona le immagini.

Sapere non solo prendere le fotografie ma anche che cosa sono, cioè che non sono solo quello che rappresentano (un gatto, un evento, la radiofotografia del cuore…) è non solo utile ma necessario per poterle… firmare senza dire bugie: cioè per sentirsene davvero gli autori se non proprio come quelli che progettano e costruiscono gli “apparecchi”… quasi.

Siamo così arrivati al 5° dialogo su I Misteri della Fotografia. E non abbiamo mai distinto quella analogica, che si produce in “negativo” sulla pellicola sensibile, dalla fotografia digitale che non ha “negativi” e nemmeno “positivi” e come si è detto nel primo dialogo non è davvero nemmeno fotografia se per fotografia si intende quello che tutti o quasi intendono. E qui peggio che mai entra in crisi il linguaggio, la terminologia appropriata per parlare della cosa. Il linguaggio della fotografia analogica in un secolo si è allargato enormemente, rubacchiando i termini soprattutto alle immagini fatte a mano (posa, prospettiva, contrasto …). Parole che non hanno più molto senso per le “fotografie” digitali.
Per dirne una, i loro supporti principali non sono più la pellicola o la carta ma il video. E per vederle non sono più illuminate davanti ma alle spalle. E non le guardiamo più di fronte ma alla schiena … o viceversa? Davvero: se si toglie il nome di immagine la fotografia digitale non è più fotografia ma … vedete? Non ci sono parole…